Un po’ di senso critico sulla Prep, vivaddio!

E’ notevole che un articolo contro la Prep pubblicato a luglio  continui ad essere citato su Facebook e a suscitare reazioni (specie negative, ma non mi aspettavo certo le ovazioni, chiaro).
La cosa più buffa di tutte, però, è che un mio amico che lavora per una multinazionale farmaceutica continua a sfottermi via Whatsapp come ingenua Biancaneve che non ha nessuna idea di come ragionino davvero i manager delle multinazionali farmaceutiche.
Questo mio amico prende in giro la mia idea che la mezza milionata di euro alle Ong di sieropositivi sia stata data per “ammorbidirle” sulla Prep. Mezzo milione di euro – mi fa notare – sono noccioline, briciole. Mezzo milione di euro sono giusto un atto di Pubbliche Relazioni, come quando l’Ikea sponsorizza la squadra di calcetto dei suoi dipendenti.
Io ragiono troppo in piccolo, da povero: i “veri” soldi che muove “davvero” l’industria del farmaco sono tali che le poche centinaia di milioni di euro che potranno girare attorno alla Prep una volta che saranno disponibili per tutti i generici, saranno briciole da pidocchi. Mezzo milione di euro è (quasi) la cifra che le aziende potranno chiedere per guarire dal tumore un solo cliente, non appena la nuova generazione di antitumorali attualmente in studio avrà completato i test e sarà disponibile. Uno solo.
Questa critica, che apprezzo in quanto è a un livello superiore a quello dei frociati della Prep, che fin qui come argomento più profondo per ribattermi sono riusciti a escogitare unicamente: “ma come ti permetti?“, mi colpisce, in quanto guardando da quella prospettiva può essere del tutto vero che a quei livelli nessuno abbia mai avuto intenzione di “ammorbidire” nessuno. Giusto una mancetta per migliorare un poco l’immagine dell’industria in un mondo, come quello gay, in cui le multinazionali farmaceutiche nei decenni passati hanno fatto cose tali che devono farsi perdonare molto, moltissimo. Tant’è che l’offerta di finanziamento era stata fatta anche ad Arcigay (che aveva peraltro rifiutato, per non legarsi le mani).
Dopodiché però mi chiedo se viceversa il mio amico non ragioni troppo da ricco. E non si renda conto che 10.000 “miserabili” euro, per un volontario di una ong, oggi come oggi nell’Italia del “jobs act” di Renzi sono uno stipendio. E che centinaia di persone, oggi, si accoltellerebbero per vedersi garantire diecimila euro di stipendio annuo, e soprattutto avendolo ottenuto maturerebbero un atteggiamento di gratitudine e riconoscenza verso la mano che ha concesso quelle briciole, da cui dipende la propria esistenza.

Vorrei peraltro ricordare che non ho mai accusato nessuno di essersi fatto “corrompere” (anche perché molte di quelle persone le conosco di persona e so chi sono): non ho mai pensato che qualcuno si sia appartato in un angolo per farsi consegnare una mazzetta di banconote da un figuro in gessato che ha uno strano gonfiore sotto l’ascella e fuma un sigaro.
Leggete bene l’articolo di cui sopra: io accuso le associazioni di avere dimostrato scarso senso critico ed eccessiva arrendevolezza verso i dati forniti dalle multinazionali. Che è del resto proprio quanto ci si aspetta dalla sponsorizzazione dell’Ikea della squadra di calcetto: un atteggiamento più disteso e benevolente da parte di chi riceve il dono… tutto qui.
Un dono non è mai privo di conseguenza, fosse anche la banale riconoscenza, altrimenti nessuno farebbe mai doni.
Specie le multinazionali, i cui dirigenti non hanno come scopo primario la beneficenza (ehi, là fuori c’è qualcuno che lo ha presente? Per parafrasare Mao: “Il capitalismo non è un pranzo di gala“…).

Il punto è che io con questi miei interventi in questo blog sto chiedendo un dibattito, che in Italia fin qui non abbiamo mai avuto.
Lo chiedo su questo, lo chiedo sulla GPA (“Pride” del prossimo mese pubblicherà un mio articolo sul tema), lo chiederò sui “bambini principessa” e sull’utilizzo di farmaci che bloccano la pubertà (ci risiamo, con le pillole magiche!), e su mille altre questioni.
Sono stufo del fatto che le scelte del movimento lgbtaspjlkdngsdfklfgvn ormai vengano “telecomandate” dagli Usa senza che noi possediamo non dico gli strumenti culturali, ma il senso critico necessario per vagliare tali richieste e rispondere, se caso, di no  (infatti sinora non è mai accaduto).
Eppure decenni di rapporti con le case farmaceutiche ci hanno insegnato che esse hanno il vizietto di “dimenticarsi” sempre di rendere noti i dati che vadano contro i loro interessi economici. Non solo sulla Prep, o sull’Aids in genere, ma su qualsiasi malattia.
Decenni che ci hanno insegnato il senso critico e la prudenza, anche se forse le generazioni più giovani, vivendo nel fantastico mondo di Heidi, Renzi e Berlusconi, non riescono neppure a prendere in considerazione tale esperienza, che loro giudicano vecchia e datata. Ehi, oggi le multinazionali sono 2.0, sono gay friendlypagano l’Associazione Rosa Parks per ottenere il bollino di gayfriendliness!
Quel che mi ha colpito e spinto a scrivere il mio primo pezzo contro la Prep è stato, in primis, l’atteggiamento di entusiasmo acritico dei frociati italiani della Prep verso le “pillole di buon sesso“, primo medicinale nella storia umana (a parte l’acqua fresca) ad offrire esclusivamente vantaggi e nessun effetto indesiderato. Questo dato anomalo mi ha fatto suonare il campanellino d’allarme.
Anni d’impegno contro l’Aids mi avevano insegnato, invece, che un atteggiamento acritico è sempre foriero di disastri.
Un po’ di senso critico, vivaddio!
Giovanni Dall’Orto, 22/9/2017
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2 pensieri su “Un po’ di senso critico sulla Prep, vivaddio!

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