“La necessità del postmodernismo”. Un dibattito stimolante.

Segnalo il saggio (Kenneth Houston, La necessità del postmodernismo nell’epoca della post-verità, “Areo”, 15 aprile 2018, in inglese) in difesa del pensiero postmoderno, ma che, incredibile a dirsi, finalmente fa autocritica per gli aspetti più folli e grotteschi in cui si è evoluta questa religione “filosofica”.
L’autore è convinto del fatto che il postmodernismo contenga più aspetti positivi che negativi; io non condivido il suo ottimismo, tuttavia ammetto che prendendo le distanze dagli aspetti fanatici (quelli della sua incarnazione nella “identity politics” e nel “politically correct” che sta devastando le università e il dibattito culturale della sinistra di lingua inglese) egli lo riporta alla dimensione di un punto di vista filosofico fra tanti, che è possibile, nonché legittimo, discutere, alla pari di qualsiasi punto di vista filosofico.
L’autore dialoga con una serie d’intellettuali anglosassoni, come lo psicologo canadese Jordan Peterson, che negli ultimi due o tre anni si sono ribellati all’esplosione della demenza postmodernista dei “Social Justice Warriors”, accusandoli non di avere torto in certe loro critiche, bensì di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Molti di costoro non li avevo mai sentiti nominare, ma mi ha colpito un aspetto: negli Usa la sinistra “rivoluzionaria” s’identifica a tal punto col postmodernismo, che la gran parte della critica al postmodernismo viene ormai da destra (e non è sempre stato così: si pensi solo, in passato, alla critica devastante e nettamente di sinistra di un Alan Sokal).
Ad esempio, lo stesso Peterson critica il postmodernismo in quanto totalitarismo, “ossia” (sic) marxismo, laddove la mia critica è esattamente inversa, ossia che il cosiddetto “identitarismo” e il “comunitarismo” sono l’antitesi dell’analisi marxista sullo scontro di classe, rendendolo di fatto inconcepibile (questo è, del resto, il motivo per cui il postmodernismo è stato inventato). A mio parere, quindi, dovrebbe essere la sinistra (specie marxista) la principale fucina d’argomenti contro il postmodernismo… e invece non lo è.
Lo nota anche uno degli intellettuali citati nel pezzo, Steven Pinker, che osserva come quasi tutti i difensori della libertà di ricerca e di parola e di dibattito, in questo scontro, siano di destra, a causa di quella che egli definisce genialmente come la collocazione della sinistra postmoderna sul “Polo Sinistra“. Che è un “luogo mitico” analogo al Polo Nord. Il quale ultimo è il punto geografico in cui in qualunque direzione ci si muova ci si muove verso sud; analogamente nel Polo Sinistra, in qualsiasi direzione ci si muova ci si muove “verso destra”.
Un’azzeccata metafora per descrivere quell’atteggiamento dogmatico secondo cui qualunque deviazione dal dogma postmodernista è “di destra”, e secondo cui essere di sinistra non significa più combattere lo sfruttamento, bensì proteggere le identità delle minoranze — il cui numero cresce di ora in ora.
(In margine, già che ho accennato alla strumentalizzazione da parte del potere capitalista delle politiche “identitarie”, ricordo che Nancy Fraser ha denunciato anni fa come il femminismo sia diventato ormai “l’ancella del capitalismo”; e la stessa identica cosa si può ormai tranquillamente dire del movimento di liberazione omosessuale).

E’ inutile che io citi altri spizzichi e bocconi: consiglio direttamente la lettura a chi fosse interessato al dibattito, specie in questi giorni in cui i vari Fratoianni e Boldrini e sinistrati vari sono tutti lì a fare la ola in coro per le guerre d’aggressione dell’Impero americano in Siria, come avevano già fatto altrove, e come già il loro predecessore Benito Mussolini nel 1914 aveva fatto, da socialista sì, ma interventista! (Poi gli storici hanno scoperto che riceveva soldi dagli inglesi per tenere bello alto l’entusiasmo guerriero, ed anche se io non ci sarò più quando scopriranno da chi li riceve l’attuale asinistra interventista, non occorre la sfera di cristallo per capirlo: basta vedere a favore di chi si sta schierando. — “Tu ex illis es, nam loquela tua manifestum te facit“).

Viceversa la Lega, sbalorditivamente, è fermamente contraria (suppongo perché pagata dai nemici di coloro che pagano l’asinistra).

 

Diventa sempre più duro restare di sinistra, con simili asini a rappresentare, coi loro ragli, l’asinistra.
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6 pensieri su ““La necessità del postmodernismo”. Un dibattito stimolante.

  1. OK Fratoianni e Boldrini, se vuoi mettici anche Saviano, ma dove leggi Wu Ming “fare la ola in coro per le guerre d’aggressione dell’Impero americano in Siria”?

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  2. Riletti, trovo l’esatto contrario. Al massimo trovo celebrazioni della resistenza curda.
    Il mio consiglio è di linkare le dichiarazioni cui fai riferimento.
    Per il resto la riflessione è utile.

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