La scienza si fa coi dati, non con le emozioni.

Ecco un esempio pratico del motivo per cui il metodo di sopprimere la ricerca sgradita, propagandato dai social justice warriors / queer / postmodernisti americani e non, è controproducente. (L’ultimo caso di censura è qui,  e non lo commento perché mi porta fuori dal tema che ho scelto oggi)
Nel 2005 un gruppo di scienziati pubblicò una ricerca sui maschi bisessuali. Arruolò chiunque si definisse tale. Col pletismografo misurò poi la risposta di eccitamento (che è un riflesso involontario: l’aumento del volume del pene) di fronte a immagini porno gay maschili, eterosessuali, e lesbiche.
Il risultato fu che la maggioranza dei bisessuali rispondeva alle immagini gay ma non a quelle etero, qualcuno a quelle etero ma non a quelle gay, pochissimi a entrambe.
La loro conclusione fu pertanto che la bisessualità non è un orientamento in sé, quanto una definizione sociale di un gruppo di persone, per lo più gay, non a loro agio con l’etichetta di fro**o.

Una associazione di bisessuali contattò i ricercatori per contestare i dati. Forse, obiettò, c’è un bias nel campione: forse è sbagliato, anzi circolare, dare per scontata in partenza la verità del concetto che si vuole invece definire.
Il risultato fu che venne finanziata, dall’associazione, una seconda ricerca, ma con criteri differenti, concordati da ricercatori e finanziatori. Perché è così che funziona la scienza: se i dati non ti convincono, ripeti l’esperimento variando le condizioni per vedere se i risultati dipendano da un bias nel metodo. Se cambiando il metodo cambiano i risultati, allora i risultati dipendo dal metodo scelto, non dai dati.
Nella nuova ricerca, uscita nel 2012, furono ammesse nel campione esaminato esclusivamente persone che affermavano espressamente di provare eccitazione in eguale misura per entrambi i sessi.
Una definizione, come si vede, molto restrittiva, specie se pensiamo a certi bisessuali nostrani che sono bi solo a chiacchiere, ma poi hanno al 99% rapporti omosessuali, e che sarebbero stati esclusi dal campione.
Il punto che ci interessa è che invece, ripetendo l’esperimento con questi cambiamenti, è emersa in modo netto la presenza di un gruppo di persone, all’interno del gruppo di quanti si definiscono “bisessuali”, che reagivano con una eccitazione maggiore alla vista dei corpi di ambo i sessi che a quella di un sesso soltanto. Potremmo dire che questi sono i “veri bisessuali“, se ciò non innescasse le polemiche inutili. Diciamo quindi, che costoro sono i “bisessuali puri“, secondo la definizione socialmente accettata di bisessualità.

Il risultato è stato interpretato dai ricercatori come dimostrazione del fatto che a partire da un orientamento effettivamente esistente, la nostra società ha allargato il concetto allo scopo di dare una casa, una identità, a persone che sono fondamentalmente non-bisessuali, secondo la definizione “ristretta” della seconda ricerca.
Dunque, nella nostra società, la bisessualità è più una identità sociale che un orientamento sessuale radicato nella psiche. Ma oltre a ciò, hanno concluso pure che, a differenza di quanto già affermato nel primo studio, il nuovo esperimento ha dimostrato, pletismografo alla mano, l’esistenza di un nucleo di persone per le quali la bisessualità è a tutti gli effetti un orientamento a sé.
Dunque la bisessualità non può essere definita SOLO come una identità sociale, esistendo una componente psicologica innata in alcuni individui, che li porta a reagire involontariamente a stimoli sessuali da parte di componenti di entrambi i sessi. (Conclusione che non fa che ripetere quanto detto da Kinsey nel 1949: si tratta banalmente del grado 3 della sua scala, ma lasciamo correre: evidentemente se ne era persa la memoria, per l’ansia di etichettare come “bisessuali” i gradi dall’1 al 5).
300px-Kinsey_Scale
La celebre “scala Kinsey” degli orientamenti sessuali.
Ecco, la scienza si fa in questo modo. Non, mettendo a tacere chi dice cose che non ci piacciono. Se necessario, un’affermazione che si ritiene errata si confuta, e si dimostra falsa, dati alla mano. Nel nostro caso sono stati addirittura gli scienziati autori della prima ricerca che, con nuovi dati alla mano, hanno corretto le conclusioni della prima ricerca.
Il culto trans, i no-gender, le sentinelle in piedi, e i SJW (la nuova star nascente americana del Politically correct, Alexandria Ocasio Cortez, ha appena dichiarato pubblicamente che è meglio essere “moralmente nel giusto” che “fattualmente corretti”), sono tutti nemici della scienza perché privilegia i dati invece che le loro preziosissime emozioni e personali rivelazioni da Dio, ed hanno quindi molto, molto da imparare su questo.
Titania
Le emozioni se ne sbattono dei vostri fatti“. Post pubblicato sull’account satirico (anti SJW) su Twitter, di @TitaniaMcGrath .

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