Qualche spunto sulla Siria

Parliamo di cosa ci ha insegnato la guerra in Siria in questi giorni.
Purtroppo non riesco più a trovare (non credevo fosse importante, non mi sono segnato l’Url) l’intervista in inglese alla Zakharova, l’intelligente portavoce del ministero degli esteri russo, che a un giornalista occidentale che le chiedeva se i russi sarebbero stati disposti a mollare il loro uomo, Assad, per ottenere la pace in Siria, reagì con una faccia sbalordita e la frase: “Ma Assad non è il nostro uomo. Assad è il vostro, uomo”.
 
Ecco. Se la propaganda di guerra non soffocasse la possibilità di ottenere notizie, sarebbe più facile capire cosa succede nel mondo. Purtroppo però non è così.
 
Partiamo allora pure dal preconcetto secondo cui i russi mentono sempre, a prescindere, perché amano farlo. Se fuori piove e chiedete alla Zakharova che tempo fa, lei vi dirà che c’è il sole. Va bene, sia. E diciamo quindi che Assad in realtà sia il “loro” uomo, nonostante sia stato educato in Occidente e fosse intenzionato a vivere a Londra (e non certo a Mosca) come medico, se l’erede al trono siriano, suo fratello, non fosse morto.
Resta il fatto che la portavoce del ministero degli esteri russo ci ha tenuto a puntualizzare che a titolo ufficiale loro non lo considerano il “loro” uomo.
 
Forse voi avete dimenticato che Assad fece di tutto per riavvicinarsi agli Usa, e che fece offerte e proposte per risolvere il conflitto con Israele in base al principio “pace (e riconoscimento di Israele) in cambio di territori” – progetto fallito solo per l’opposizione di Israele, che non vuole restituire un solo centimetro di territorio siriano.
Forse voi dimenticate le “special renditions”, ossia di quando la Cia mandava i propri prigionieri islamisti in Siria per farli torturare dal tiranno Assad. Il che fa del regime siriano un regime di torturatori, esatto, ma anche un regime torturatore che collaborava strettamente con la Cia in questioni di politica internazionale, e non con la Russia.
Forse voi l’avete dimenticato… ma i russi, no. Hanno la memoria lunga.
 
Ma se per un attimo provate ad ascoltare ANCHE la propaganda russa (per carità, è propaganda: in guerra qualsiasi parola è un’arma, e solo un idiota rinuncia a usare le armi, in guerra) potete capire qualche elemento in più nel balletto che si è svolto in questi giorni, con Assad che di botto diventava il “buono”, e finalmente sui media filo-Nato avete potuto infine vedere anche voi, dopo anni di censura, l’ultima delle ennesime azioni in cui una civile siriana disarmata veniva sgozzata dai “ribelli democratici” (dopo essere stata stuprata).
Dopo otto anni che vi era stata raccontata una storia completamente diversa.
 
Mio nonno era fascista, aveva fatto la marcia su Roma, ma mio padre mi diceva che durante la guerra anche lui ascoltava di nascosto Radio Londra. Perché sapeva che se voleva ottenere “certe” notizie, era escluso poterle avere dall’informazione di regime.
Provate a fare così anche voi, una volta ogni tanto. In guerra, non bisogna bersi la propaganda di nessuno, ma il saggio soppeserà le due propagande l’una contro l’altra per avere una informazione più completa, che gli permetta di intuire quali siano i fatti nascosti sotto le opposte propagande.
In questo modo il saggio evita di fare la figura della Boldrini e di Saviano, che oggi devono spiegare perché si siano fatti fotografare con la mano sulla bocca per difendere gli stessi medesimi tagliagole che pochi giorni fa hanno stuprato e lapidato la deputata siriana. Forse, pensare prima di parlare è ancora una regola valida.
 
Da capo: Assad è un tiranno arabo. Ha ucciso oppositori esattamente come tutti gli altri tiranni arabi. Ma la guerra che sta combattendo non ha nulla a che fare con la democrazia: i suoi avversarsi sono aspiranti tiranni arabi, non “democratici”.
I democratici hanno fatto capolino nei primi mesi delle proteste, ma dal momento in cui sono spuntate le armi (che oggi sappiamo essere state portate e usate dagli islamisti) hanno perso qualsiasi voce in capitolo. Molti, a malincuore, hanno dovuto mettersi dalla parte del “tiranno Assad”, gli altri sono fuggiti all’estero. Nessun oppositore di Assad conta più nulla, politicamente parlando.
Anni fa lessi l’amarissimo resoconto di un oppositore di Assad, di Aleppo, arrestato e torturato per le sue idee. La sollevazione gli aveva fatto sperare che fosse arrivato il momento per la democrazia, il dibattito pluralista, l’informazione libera. Poi erano arrivati i ribelli, ed avevano cominciato a portare via i frigoriferi e le lavatrici dagli appartamenti di Aleppo. Lui, educato in Occidente e in grado di scrivere il suo articolo in inglese, aspirava alla democrazia (la lavatrice l’aveva già). Invece i contadini che hanno preso le armi (anche a causa di anni di siccità, i cui effetti le misure economiche neoliberiste di Assad avevano solo aggravato) volevano solo le lavatrici. Alla fine l’autore del pezzo si era rifugiato nella parte di Aleppo controllata dal governo di Assad…
Stranamente, se non avessi letto questo brano su un sito di solito liquidato come “complottista”, mi sarebbe sfuggito l’aspetto di scontro di classe presente nel conflitto siriano, di cui nessuno parla mai. Chissà perché. Assad ha perso l’appoggio della parte più povera della popolazione (che aveva portato al potere suo padre) a causa della sua ottusa obbedienza alle politiche economiche dettate dal Fondo Monetario Internazionale. Che, potete esserne certi, ha precipitosamente abbandonato. Ma nemmeno questo lo leggete sui giornali.
 
Che dire? I nostri alleati sauditi stanno in questo preciso istante massacrando il popolo yemenita, il più povero in assoluto di tutto il Medio Oriente, solo perché controlla uno stretto marittimo essenziale per il traffico delle petroliere, e nessuno chiede embarghi di armi contro di loro. Le donne yemenite, emaciate per la fame dell’embargo alimentare, non sono attraenti come le floride paesanotte in divisa, non necessariamente maggiorenni, della propaganda curda (nota: anche l’esercito di Assad impiega donne: lo sapevate? Ovvio che no…). E quindi nessuno chiede l’embargo. In compenso l’Italia è da otto anni che strangola la popolazione siriana partecipando a un embargo internazionale. Ma forse voi questo manco lo sapevate. Chiedetevi perché.
 
Adesso che vi siete svegliati grazie al dramma del popolo curdo, potete allora aprire gli occhi anche sul fatto che l’estremismo islamista è, fin dagli anni Trenta, SEMPRE una pedina del gioco in mano all’Occidente. Ovunque lo vediate agire come esercito organizzato (e non in quanto autore di attentati random, sia chiaro!), sappiate che dietro di esso c’è sempre l’una o l’altra potenza occidentale.
Fin da quando gli inglesi scalzarono dal trono la millenaria dinastia Hashemita (i “Borboni” del mondo arabo, imparentati con Maometto) per sostituirla con una banda di beduini fanatici wahhabiti, i Saud, dando vita all’Arabia saudita – ed ottenendo in cambio del favore grasse concessioni per la British Petroleum.
O fin da quando i francesi tenevano per le p*lle lo Scià di Persia ospitando e proteggendo un fanatico religioso, l’imam Khomeini, che fu addirittura il beniamino delle élites intellettuali francesi, a partire da Michel Foucault, che lo adorava.
O da quando la Cia finanziò ed armò un certo Osama bin Laden per scagliarlo contro l’Unione Sovietica in Afghanistan (Edward Luttwak anni dopo si sarebbe vantato del fatto che quella fu una delle operazioni meglio riuscite della strategia americana di contenimento dei comunisti… tacendo però sui danni collaterali, leggi 11 settembre).
O da quando Israele, per scalzare il laico e multiconfessionale OLP, finanziò in base alla logica del “divide et impera” una piccola organizzazione di fanatici Fratelli Mussulmani, Hamash.
Per arrivare a quando, solo ieri, le petromonarchie del Golfo (è sbagliato dire che “sono stati gli gli amerikani”: qui le armi europee, americane e israeliane arrivavano attraverso le petromonarchie, e non direttamente), hanno creato e finanziato l’Isis, sperando [per fortuna, a torto] che desse la spallata finale ai due governi giudicati troppo filo-iraniani, Siria ed Iraq, che preferivano la costruzione dell’oleodotto Iran-Iraq-Siria a quella dell’oleodotto Qatar-Arabia Saudita-Giordania-Siria.
 
Ma allora che succede? Succede che la democrazia con la Siria non c’entra un cavolo.
E che i russi non combattono “per Assad”: sono dispostissimi a lasciar sostituire Assad, che non è un “loro” uomo, in libere elezioni. A loro importava solo mantenere la base navale a Tartesso, l’unica che è rimasta loro nel Mediterraneo, e ci sono riusciti alla grande, firmando un contratto di concessione di credo 70 anni (era il minimo, dopo quello che hanno fatto). E già che c’erano, hanno cercato di ammazzare o fare ammazzare quanti più guerriglieri islamisti caucasici fosse possibile, preferendo combatterli in Siria oggi che domani in Cecenia o Dagestan.
 
Ai libanesi (non solo ad Hezbollah) importava che non fosse chiusa la via di comunicazione che unisce il mediterraneo all’Iran via Siria ed Iraq, e soprattutto non avere alle porte una minaccia islamista sunnita che avrebbe distrutto il loro Paese multiconfessionale, in cui i sunniti sono minoranza, e ci sono riusciti.
 
Gli iraniani volevano che non fosse chiusa la via di comunicazione di cui sopra, e ci sono riusciti, anche se al prezzo di otto anni di combattimenti.
 
I turchi volevano creare un’altra “Cipro nord” in Siria, e vedremo fra pochi giorni se ci riusciranno; in ogni caso le loro ambizioni territoriali trovano oggi se non altro un limite nell’accordo russo-siriano-curdo (c’è, c’è un accordo dietro le quinte, non fatevi ingannare, e coinvolge anche gli Usa, e quindi per forza di cose la Turchia, che lo voglia o no).
 
Qatarioti e sauditi, che volevano costruire l’oleodotto Qatar-Arabia Saudita-Giordania-Siria-Mediterraneo, si sono rivelati una volta di più gli apprendisti stregoni della situazione. Càpita, quando scegli i governanti con criteri feudali. Capita, come capita pure di lasciare mezzo milione di morti e tre milioni e mezzo di profughi sulla strada del tuo fallimento. “Danni collaterali”…
 
I curdi dovranno riflettere sulla loro dirigenza, che ha badato più agli interessi americani che ai loro, sperando ora di ottenere almeno in parte quell’autonomia che i russi (abituati alle federazioni) trovano ovvio concedere, ma che gli arabi siriani non vogliono dare. Hanno sprecato il momento di trattare da una posizione di forza, ed ora oggettivamente figurano tra i perdenti. Non era destino che fosse così, hanno avuto ottime chances di barattare una forte autonomia con un’alleanza con Assad, ma la loro classe dirigente le ha sprecate inseguendo il sogno impossibile dell’indipendenza “garantita” da americani e israeliani (uno stato senza sbocchi sul mare, senza un’economia autosufficiente, circondato da nazioni tutte ostili? Ma vi sembra realistico?). Purtroppo in guerra gli errori li paga il popolo, non la dirigenza.
 
Gli europei, che in pieno disprezzo al diritto internazionale, sono intervenuti con “forze speciali” in Siria, non hanno ottenuto assolutamente nulla, se non la dimostrazione di essere irrilevanti nel dibattito internazionale. Hanno sbagliato tutte le mosse, e meno male che ci sono i sauditi a prendersi il primo premio per la classe dirigente più incapace, se no toccherebbe alla nostra.
 
I siriani sono ancora a metà del guado (la guerra NON è finita), ma almeno vedono la luce in fondo al tunnel. Può ancora succedere di tutto, incluso che la guerra diventi eterna come in Afghanistan (gli Usa non “se ne sono andati”, per ora hanno solo spostato le truppe in un numero minore di basi… vedremo col tempo quali siano le loro vere intenzioni). Soprattutto i problemi con la Turchia (a iniziare dalla costruzione delle dighe sull’Eufrate che avevano scatenato la siccità in Siria) sono tutt’altro che risolti. Ciononostante al momento la situazione appare, se non rosea, certo meno nera di un anno fa. Se non altro, non ci sono più islamisti che bombardano coi mortai la popolazione di Damasco o Aleppo (non ne sapevate nulla? Oh, che strano!).
 
Israele è il grande perdente di tutta la manovra, ma lungi dal migliorare la situazione ciò aumenta il rischio che chiunque riesca a formare il prossimo governo voglia raddoppiare la posta e ampliare il conflitto. Non essendoci dopo le elezioni anticipate un governo, in questo preciso istante, non è ancora dato sapere quali saranno le sue prossime mosse. Possiamo solo sperare ed auspicare che la ragione prevalga.
 
Ma qui stiamo parlando già del futuro e non più del passato, e siccome non sono un profeta, concludo qui.

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