L’Europa, spiegata semplice

Parlando con amici di quanto stanno discutendo i giornali rispetto a MES, monetizzazione del debito, eurobond, sentenza della Corte Costituzionale tedesca, mi sono reso conto del fatto che i termini della questione tendono a sfuggire a molti, perché i giornali, intenzionalmente, non vogliono presentare il problema nei suoi termini. Che sono semplici, ma che vengono resi complicati per non fare crollare la favola bella dell’euro e del “più Europa”.

Iniziamo dal denaro. Quasi tutti coloro che conosco parlano di “Stato che stampa denaro” o che “non deve stampare denaro se no abbiamo l’inflazione come la Germania di Weimar”.
Ma il denaro non viene “stampato” dallo Stato. Il denaro viene “creato“. Dalle banche. Il cosiddetto “circolante”, cioè monete, e banconote effettivamente a stampa, costituisce solo una piccola parte di tutto il denaro esistente (non ricordo più esattamente quanto, l’ultima volta che ne avevo letto era una percentuale sotto il 10%).
Capire il concetto è in realtà facile. Quanto denaro liquido possedete in tutto? E quanta parte di esso ha forma fisica di banconote e monete, e quanta invece è una semplice registrazione di un numero sul vostro conto corrente di una banca o ufficio postale? O di un credito presso un’assicurazione? O di un investimento? Ecco, quello è tutto denaro “non stampato”. Ma che esiste. Ed è il 90% del denaro. In pratica, il denaro “stampato” “dallo Stato” è l’eccezione, non la regola. Il denaro è oggi, per la gran parte, una scrittura contabile, un’annotazione in un computer.

Noi tutti – ho notato – siamo ancora legati all’idea dei nostri nonni del denaro convertibile in oro, ossia, all’idea secondo cui il valore di una banconata è “garantito” da una certa quantità di oro presso la banca di Stato. Ma questo sistema è stato abolito da Richard Nixon nel lontano 1971. Da quel giorno (quasi) tutto il denaro è “fiduciario”, ossia, vale tanto quanta è la fiducia che chi lo riceve ha verso chi lo emette. Il denaro è una promessa, un “pagherò”. E’ un credito. Chi “ha credito” o, come gli Usa, ha portaerei sufficienti a costringere a darglielo, può creare più denaro di quanto gliene occorra, mentre chi non ne ha (per esempio la Russia), deve “stamparne” meno di quel che potrebbe.
Certo, è vero che se se ne produce più di quanto serva se ne deprezza il valore, ossia lo si inflaziona. Ma contrariamente a quanto ci raccontano sempre i giornali, il rapporto fra quantità di circolante e inflazione non è diretto (addirittura l’inflazione può accendersi per un boom dell’economia, che fa salire salari e prezzi). Perché in una valuta fiduciaria conta appunto quell’aspetto impalpabile che è la fiducia. La banca centrale può insomma emettere tanta valuta quanto il mercato è disposto ad assorbirne, prima che si crei inflazione. Fino a che dorme accantonato come “riserva” in un conto corrente cinese o saudita o russo, quel dollaro non crea inflazione. (Parliamo di qualcosa come seimilaottocento miliardi di dollari parcheggiati nelle banche come “riserve valutarie”, che non creano nessuna inflazione perché nessuno per ora intende spenderli o cambiarli in altra valuta).

Secondo punto, non è lo Stato a “stampare” il denaro. Il denaro lo creano le banche centrali, ma non solo loro. Quando accendiamo un mutuo, la banca ci accredita il denaro sul conto, ma non è certo andata con un camioncino a prendere una quantità corrispondente di banconote alla Banca centrale. Lo ha creato. E’ denaro che esiste solo come credito, appunto, che noi potremo trasferire ad altri. Man mano che lo restituiremo, noi lo “distruggeremo”, ma tanto ne verrà creato dell’altro. (Esiste ovviamente un limite, fissato per legge, a quanto denaro ogni banca può creare, in base a un – generoso – multiplo della quantità di capitali che ha in deposito).
Quanto al circolante, vale il principio che esso venga creato da una banca sola per Stato, detta “Banca centrale”, che in Italia è la Banca d’Italia, che è privata ma ha lo Stato fra gli azionisti di controllo. Un tempo lo faceva su richiesto del ministero del Tesoro, ma dai tempi di Beniamino Andreatta, nel 1982, non lo fa più (è il cosiddetto “divorzio Banca d’Italia-Tesoro“, causa primaria dell’esplosione del debito pubblico italiano). Infatti dagli anni Ottanta del secolo scorso una violenta campagna per il “divorzio” fra banche centrali e Stati le ha rese quasi tutte indipendenti. Meno quella tedesca, ovviamente, e quella statunitense (la Federal Reserve, che è sì privata e indipendente, ma il cui consiglio amministrativo è di nomina presidenziale).

La “creazione” di denaro avviene qui attraverso l’emissione da parte dello Stato di Titoli del Tesoro, creati dal nulla e venduti al mitico “mercato”. L’incasso è poi accreditato sul conto corrente dello Stato. La parte invenduta veniva acquistata, prima del “divorzio”, dalla Banca centrale stessa, che la segnava fra le proprie riserve. In pratica era una partita di giro, erano numeri che cambiavano colonna in un bilancio. Oggi invece se il mercato non vuole una parte dell’emissione occorre alzare gli interessi offerti, fino a trovare chi li compri. La differenza tra le emissioni tedesche (che sono attualmente negative, nel senso che le paghi cento e a scadenza avrai incassato 99,5), che sono le più richieste, e le altre, costituisce il cosiddetto “spread“, la “forchetta”, la “divergenza”. Più alto è lo spread e maggiore è la difficoltà di uno Stato nel finanziarsi ricorrendo al Mercato, che può anche diventare impossibilità.

Con la creazione dell’Euro il diritto di creare la nostra valuta è stato trasferito, in esclusiva (o quasi: le monete sono ancora coniate dalla Bamca d’Italia, ma produrle costa più di quanto valgano), alla Banca Centrale Europea (BCE). Questo vuole dire che se lo Stato italiano ha bisogno di soldi, per esempio per comprare i ventilatori contro il Coronavirus, ora non può creare lui il denaro per farlo, ma deve o tassare i cittadini, oppure lo deve chiedere in prestito (pagando un interesse) al Mercato, il quale lo prende in ultima istanza dalla Banca Centrale Europea. La quale a sua volta… be’, lo crea dal nulla, “out of thin air“, come dicono gli americani.

Per quale motivo lo Stato non può crearseli lui, quei soldi, e perché mai deve pagare un interesse sui soldi presi in prestito creandoli dal nulla? Risposta: perché questo è stato quanto ci è stato chiesto da Francia e Germania, nel nome della stabilità, quando siamo entrati a far parte dello SME, che poi sarebbe diventato l’euro.
Questa misura, come tutte le misure neoliberiste approvate dal 1980 in poi, intendeva favorire la finanza privata efficiente bella e snella, a svantaggio di quella pubblica, inefficiente, cattiva, sprecona e comunista. (Siccome siamo ormai alla fine del ciclo ideologico iniziato nel 1980, oggi vediamo tutti come la finanza privata si sia rivelata ancora più inefficiente, sprecona, e pure malvagia, ma questo è un altro discorso).

E perché i nostri politici accettarono di farlo? Per vari motivi: uno era che per ragioni d’ideologia volevano favorire i privati e colpire lo Stato (Roberto Formigoni fece del “Più privato, meno Stato” uno slogan, e dopo il processo a suo carico si è anche capito il perché), un altro era che l’entrata nello SME prima e nell’euro poi serviva a rimettee in riga i lavoratori, che dopo il Sessantotto avevano alzato troppo la testa (i politici lo dichiararono apertamente, quindi questa non è una mia illazione), costringendoli a “riscoprire la durezza del vivere“. Un terzo motivo, un po’ più sensato, era che se noi non lo avessimo concesso, Francia e Germania non avrebbero concesso l’apertura completa dei loro mercati alle nostre merci (che sarebbero diventate troppo competitive). L’Italia era ed è il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania, e aveva quindi interesse ad avere un Mercato comune più aperto alle sue merci. Per questo i partner europei vollero – e i politici italiani accettarono – che l’euro fosse penalizzante e svantaggioso per l’Italia.

Fatto sta che lo Stato italiano, oggi, se vuole denaro senza aumentare le tasse, non può crearselo, ma deve farlo creare da altri, pagando loro un interesse che va in tasca ai prestatori.
L’alternativa è quella che vedete citare sui giornali come “monetizzazione del debito“, che vuol dire lo stesso che “stampare denaro”. Vuol dire che il denaro se lo crea lo Stato da sé, senza pagare interessi a nessuno ma alimentando potenzialmente l’inflazione, che è poi quello che ha fatto Donald Trump dando ordine alla Federal Reserve di creare “out of thin air” duemila miliardi di dollari da iniettare nell’economia. E cosa che i trattati che i nostri politici hanno firmato impediscono a noi di fare.

(Un’altra espressione che potreste avere letto in questi giorni è “helicopter money“, “denaro dall’elicottero”. Si tratta di una condanna sprezzante del principio keynesiano che afferma che durante le crisi economiche lo Stato deve agire in modo anticiclico, quindi se scoppia una crisi economica deve fornire denaro a chi ne è rimasto privo, per permettergli di continuare a consumare, evitando così che chiudano ulteriori fabbriche per assenza di vendite, creando nuovi disoccupati, che a loro volta non potranno consumare eccetera. Come può farlo? Ovvio: “stampando denaro”. Al che i critici – Milton Friedman – hanno detto che tanto valeva salire su un elicottero e gettare soldi sui sottostanti, che tanto ciò avrebbe avuto il medesimo effetto. L’aspetto ridicolo è che oggi anche economisti e imprenditori di destra stanno invocando l'”helicopter money” usando l’espressione in tono serio e non più sarcastico).

Tutto il dibattito che c’è stato in questi mesi ha avuto per centro questa situazione. L’Italia chiedeva che la BCE creasse “helicopter money” da usare contro la crisi, facendo notare che i costi del non intervento sarebbero stati molto superiori al rischio che col nuovo denaro creato si creasse anche un minimo d’inflazione (tanto, siamo in deflazione, e quindi l’inflazione ci farebbe comodo). Ciò facendo, però, avrebbe chiesto a tutti gli Stati che possiedono la BCE di farsi garanti di un finanziamento emesso per aiutare soltanto alcuni. E prevedilmente gli Stati non bisognosi del finanziamento (la Germania si prepara a chiedere in prestito al “Mercato” 550 miliardi di euro, e può permetterselo, visto che i Mercati sono disposti a pagarla, pur di prestarle i soldi) si sono opposti, e non senza ragioni. (Su questo punto è il meccanismo dell’euro – moneta senza Stato e senza fisco alle spalle – ad essere sbagliato, non la logica di tali Stati in sé).

Le alternative sul tavolo erano:

  • uno, la BCE comprava i buoni del Tesoro emessi dagli Stati in difficoltà, “a fondo perduto”, ossia, registrandoli nelle sue riserve ma senza la preoccupazione di farseli rendere.
    La sentenza della Corte costituzionale tedesca di qualche giorno fa ha però stabilito che ciò viola i trattati, perché costituisce un intervento a favore dell’economia di uno Stato e non di altri, e che le sentenza della Corte europea di Giustizia che affermano il contrario contrastano con la Costituzione tedesca e quindi sono nulle in Germania.
  • due, la BCE emetteva dei titoli (cosiddetti eurobond) per gli Stati in difficoltà, su cui grazie alla garanzia-“euro” gli interessi da corrispondere sarebbero stati più bassi. Tuttavia la risposta degli Stati messi meglio di noi che venivano chiamati a fornire la garanzia “euro” è stata abbastanza ovvia: no.
    Questi stati, con in testa l’Olanda, hanno preteso che si utilizzasse piuttosto il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), che concede prestiti a stati in difficoltà economica, a patto che essi obbediscano agli ordini impartiti da un comitato nominato dai creditori, mirato a smantellare le spese inutili, come per esempio la Sanità pubblica o l’istruzione. E perfino una classe politica idiota come la nostra ha capito che tagliare sulla sanità in questo momento sarebbe la garanzia di sparizione dei loro partiti.
  • tre. I banchieri tedeschi ci hanno fatto sapere attraverso i loro portavoce, fra i quali Luigi Bersani, che esiste una terza possibilità. Gli italiani hanno da parte troppi risparmi non affidati ai banchieri tedeschi, e possiedono troppe case. Occorre colpire lì (non, si noti, nei paradisi fiscali). E’ da anni che i tedeschi dicono che anche gli italiani devono abituarsi a vivere in affitto come gli altri, e che devono essere spinti a vendere le loro case per ripagare i debiti del loro Stato. Quindi ovviamente ci riprovano anche stavolta.
    Sarebbe peraltro curioso vedere cosa direbbe qui la Corte Costituzionale italiana sulla “Tutela del risparmio” e sulla “progressività della tassazione”, anche se non terrei il fiato sospeso sulla sentenza.

Ecco, questa è la traduzione in linguaggio corrente dei giochi di parole che i giornali ci hanno regalato in questi due ultimi mesi.

Se volete pareri professionali, quale il mio palesemente non è, consiglio di setacciare il blog di Alberto Bagnai, Goofynomics, oppure quello di Luciano Barra Caracciolo, Orizzonte48, o gli interventi di Vladimiro Giacché (specie su Twitter). Anche il sito “Sbilanciamoci” pubblica interventi utili.
Al contrario, i “giornalisti economici” presentano sempre e solo il punto di vista del grande capitale finanziario (a cui del resto appartengono tutti i giornali), e sono attendibili quanto una testimonianza processuale di Silvio Berlusconi.

5 pensieri su “L’Europa, spiegata semplice

  1. Hai mai pensato di pubblicare un saggio, o fare dei video divulgativi su YouTube, in cui spieghi questi meccanismi economici? Riesci perfettamente a far capire a chi non è esperto di economia, come me, passaggi molto importanti. Bagnai sarà sicuramente più professionale, ma certe volte è astruso. E poi tu potresti aggiungere alla valutazione una prospettiva progressista, e oggi abbiamo estremamente bisogno di un euroscetticismo di sinistra.

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  2. Questa capacità era in realtà semplicemente la caratteristica un tempo necessaria per fare il giornalista. Da quando il lavoro del giornalista è più quello di organizzare il consenso che quello di trasmettere le informazioni (sia pure da un’ottica “di parte”, dato che ogni singola testata è sempre stata collocata da una qualche parte: l’informazione “pura” non esistere, perché decidere cosa costituisca una notizia presuppone già un’azione di selezione in base all’importanza che il giornalista attribuisce agli eventi), organizzare il “tifo” per una squadra o l’altra, questa caratteristica non è più richiesta, ed amen e così sia.
    Sto pensando di fare anche io qualche filmato, e il lockdown mi ha finalmente convinto che mi serve una webcam, quindi la comprerò, però non sono sicuro di dovere fare video proprio sull’economia. Sono uno storico, ho fatto questo riassunto perché in questo periodo di lockdown in cui si chiacchiera molto al telefono tra amici, avevo notato che una serie di concetti che a me sembravano ovvi per i miei interlocutori risultavano un po’ esoterici. Ma non si tratta di conoscenze mie personali, sono solo il risultato di lettura di cose scritte da altri, più competenti di me. Quindi la risposta è che non penso di essere la persona più adatta a fare specificamente questo. Magari invece filmati su altri temi, finirò per farli.

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  3. Complimenti per la sintesi e il corretto taglio divulgativo dato ad una materia molto tenica e ostica perfino per gli addetti ai lavori. MI permetto però di osservare che in tutto il tuo discorso c’è un grande assente: il malcostume degli italiani. Una delle cause più importanti dell’enorme debito pubblico è l’evasione fiscale cronica. E quando i tedeschi puntano il dito sulle nostre case di proprietà un po’ di ragione ce l’hanno, perchè accanto ai tanti italiani che onestamente e con sacrificio si sono comprati la casa, ce ne sono altrettanti che la casa se la sono fatta con l’abuso edilizio, l’hanno poi sanata col condono e costruita con le tasse non pagate. E ne vogliamo parlare della classe politica più corrotta d’Europa? Di provvedimenti scandalosi come le baby pensioni che hanno dissestato l’INPS e ora noi andiamo in pensione a 70 anni in cambio di consenso politico? Nonostante tutto quello che tu dici della Germania sia tutto vero, resto convinto che noi italiani dobbiamo ringraziare tutti i giorni i paesi del nord Europa che ci tengono nell’UE e nell’Euro.

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    1. Tutto giusto. Ma oggi il grosso problema non è l’evasione, bensì l’elusione fiscale. Non è il baracchino di panini che non le fa lo scontrino, è la multinazionale dei furgoni dei panini e quella dei panini con sede in Lussemburgo o in Olanda che le tasse proprio non le pagano.

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