Quomodo ceciderunt fortes (2Sam 1, 25)

Un’altra “Internet celebrity” del mondo transchilista sta scoprendo a sue spese che l’abuso occasionale può passare impunito, ma quello sistematico provoca sempre reazioni sociali:
https://twitter.com/ripx4nutmeg/status/1271700045126144000?s=19

tweet
Rachel McKinnon, alias Virginia Ivy, assistente di filosofia in un’università britannica, ha proclamato al mondo che farà causa all’università per la valutazione annuale del suo lavoro nel 2019, in cui la sua totale assenza dall’attività accademica diversa dalle lezioni le ha meritato un rimprovero, per quando molto cortese. (Qui https://archive.md/mwiDP  troverete il testo della valutazione, che si mormora sia stata leakata dalla stessa interessata per chiedere solidarietà ai colleghi – che ora lamenta di non aver ricevuto, mandandoli affanculo con nome e cognome).

McKinnon ha preferito (secondo quanto la valutazione le rimprovera) dedicare il suo tempo all’attività agonistica come ciclista, iniziata ad un’età in cui la maggior parte dei ciclisti si ritira (e si noti, nella valutazione, il quasi svagato ma chiarissimo accenno al fatto di non essere riuscita a dimostrare su solide basi filosofiche il suo diritto a farlo).
Grazie alla (tardiva) transizione di genere, McKinnon (che gareggiando fra i maschi non riusciva a classificarsi non dico ai vertici, ma neppure nel gruppo dei primi 50 ciclisti britannici) ha infatti iniziato a vincere gare su gare (fra cui un titolo mondiale) nelle competizioni femminili.

McKinnon si è segnalata per il tono aggressivamente maschilista dei suoi interventi online e per la sua personalità marcatamente narcisistica.


Vediamo allora se a furia di ripeterlo riesco a fare passare il concetto.
C’è un errore fondamentale nel fare di personaggi come questo, o come Jessica Yaniv prima di lei, dei portabandiera dei diritti trans.
Senza neppure entrare nel merito delle tesi di questo gruppo (intendo dire di coloro che io chiamo i transchilisti, non delle attiviste trans in genere) è profondamente sbagliato da un punto di vista strategico elevare a portabandiera persone che nella discussione dicono, che so, che le femministe “TERF” possono ciucciare loro il c.zzo. Questa è una di quelle questioni di metodo che diventano questioni di merito.
Nella mia vita litigiosa ho incrociato le lame con molte donne, ma non mi è mai successo che una donna mi mandasse affan… dicendomi che potevo leccarle la f..a. L’idea di usare l’atto sessuale come strumento di sottomissione e umiliazione è in effetti solo e soltanto maschile, maschilista e patriarcale.
Utilizzare questa idea per affermare la propria femminilità è quindi una contraddizione in termini, è uno smentire nei fatti ciò che si vuole affermare in teoria.

suck my lady dick
Elegante florilegio di tweets di attiviste transchiliste che invitano JK Rowling a ciucciare loro il loro “caz** femminile”.

Personaggini di questo rango non avrebbero mai dovuto essere difesi come portabandiera.
Hanno fatto di più tutti loro per ingrossare i ranghi delle “Terf”, che mezzo secolo di battaglie femministe.


Poiché io rifiuto di riconoscere a queste persone il titolo di legittime ed uniche portavoce del mondo trans, non condivido affatto la visione catastrofica dei transchilisti che affermano che se saranno sconfitte loro, l’intero mondo T sarà riportato all’età della pietra.
I transchilisti sono infatti solo un episodio, un brillamento solare esploso sulla superficie di un movimento che ha oltre un secolo di vita. Che esisteva prima di loro, ed esisterà anche dopo che loro saranno estinti e dimenticati.
Spento il brillamento (ossia, fuor di metafora, la moda accademica e la bolla di internet in cui stiamo vivendo oggi), il sole sarà ancora lì dov’era prima.

E la realtà (per esempio il fatto che il sesso biologico esiste e – piaccia o no – non può essere cambiato, a differenza di quanto invece avviene col genere o con il sesso anagrafico), sarà ancora lì quando non resterà neppure il ricordo di queste effimere internet celebrities.

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