Bi vs. pan

Questo saggio https://medium.com/an-injustice/the-history-and-troubling-present-of-the-pansexual-label-9e535e15277 è di luglio, ma ne vengo a conoscenza solo ora, grazie al thread su Twitter di una ragazza o donna italiana che fa uno sforzo encomiabile, per quanto vano, per far quadrare il cerchio: https://twitter.com/100gechi/status/1318691144801357825?s=19

L’argomento è : non dobbiamo usare la parola “pansessuale” perché, anche se non sembra, per le sue implicazioni è bifobica ed anche transfobica.
La ragazza è sincera nel suo sforzo di conciliazione, ed anche decisamente brava nella sua capacità divulgativa e riassuntiva del saggio in inglese, ma il suo sforzo è vano perché il problema sta nel manico.
Ossia nel fatto che l’ideologia a cui aderiscono sia lei che l’autor* del saggio sostiene contemporaneamente che: “Definizioni e limiti sono false creazioni del Potere biopolitico per incasellare e controllare gli individui”, e che: “Definizioni e limiti sono veri e servono agli individui per difendersi dal Potere e dai suoi Discorsi”. Le due cose non possono essere vere assieme: una delle due deve essere falsa.

O meglio, possono essere vere entrambe, ma solo in un modello dialettico del reale, in cui ogni “Discorso del Potere”, e il potere stesso, sono frutto di una incessante interazione fra Alto e Basso, fra designanti e designati, fra significante e significato.
Questa non è (solo) una visione marxista, questa è banalmente anche la visione di Michel Foucault prima che fosse digerito a modo loro dai cervelluzzi puritani yankee. A titolo di esempio, credo e spero di aver dimostrato, documenti alla mano, nel mio “Tutta un’altra storia”, che non è mai esistita una “costruzione medica dell’omosessuale” nell’Ottocento, ma solo la medicalizzazione di una figura umana che si era auto-costruita, auto-teorizzata, al prezzo di sforzi sovrumani, come dimostra il fatto che tutte le parole usate dai medici furono inventate da attivisti omosessuali, o adattate da esse.
Quello fra medici e omosessuali è un duello che dura dialetticamente da due secoli, e non la storia di una imposizione dall’alto di una camicia di forza concettuale da parte del Biopotere.

Al contrario, la visione postmoderniste, che prevale oggi nel pensiero queer, usa un modello gerarchico del reale: in questo modello il potere letteralmente crea la realtà attraverso le sue “narrazioni” e le impone ai dominati. Questo perché non ammette l’esistenza di significati preesistenti ai significanti: il significante crea, dal nulla ed arbitrariamente, il significato. I medici hanno “creato” l’omosessualità, che non esiste in sé, ma solo perché i medici (falso) ci han detto che esiste. Ma fuori da quella parola, essa non esiste.

C’è ormai un cozzo insanabile fra la visione originaria di Foucault (il Potere ci attraversa tutti, quindi noi possiamo cambiarlo mentre ci attraversa) e la visione del Foucaultismo Reale yankee (il potere ci attraversa tutti, quindi ci ha cambiati tutti a sua misura mentre ci attraversava – white fragility, sistemic racism, binarismo sessuale: just name it…) . Amen.

Questo thread che ho segnalato è quindi destinato ad essere solo il primo di una serie di generosi quanto inutili tentativi di tenere assieme i pezzi di una teoria piena di contraddizioni, che solo la ferrea sorveglianza della Santa Inqueerizione riesce per ora a soffocare. Ma per quanto ancora? La ribellione inizia a sobbollire.

Ben vengano quindi sforzi come questo su Twitter, che dopo decenni passati a decostruire, ossia distruggere, quanto realizzato dal movimento di liberazione sessuale dei decenni scorsi (che non era perfetto, specie nella versione statunitense, ed aveva quindi aspetti che è stato giusto criticare), si accorge ora di trovarsi al centro di un campo di rovine, e si pone il problema di armonizzare, sintetizzare, proporre. Costruire.
È un passo avanti nella direzione della politica intesa come confronto ed anche (se necessario) scontro, anziché come indottrinamento da parte di chi ha visto la Luce, ed è Rinato in Butler.
Un buon segno.

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