Perché la campagna d’odio contro “LGB Alliance”

Oggi l’apposito ente britannico ha dato l’ok alla registrazione di “LGB Alliance” come “charity (una via di mezzo fra i nostri “associazione non a fine di lucro” ed “associazione di beneficenza”).

La decisione è stata preceduta e seguita da una campagna violentissima di diffamazione, che chiedeva di cassare la richiesta, accusando “LGB Alliance” di essere una organizzazione neonazista, finanziata dall’estrema destra americana, mirata all’eliminazione fisica delle persone trans.

Il motivo di tale furia? LGB Alliance è stata fondata da un gruppo di persone (alcune delle quali trans), tutte militanti di lunga data (e il conflitto generazionale qui è emerso in modo inequivocabile) che non si riconoscono nelle attuali associazioni LGBTQWERTY, e in particolare nella loro tesi secondo cui l’omosessualità è l’attrazione non per lo stesso sesso bensì per lo stesso “genere”.
Il suo scopo è focalizzare di nuovo il discorso politico LGB sulla lotta all’oppressione basata sull’ORIENTAMENTO sessuale.

Si noti che in UK esistono già, e sono state già registrate come charities, varie associazioni riservate alle persone transgender e alle loro problematiche, e che nessuno ha mai minimamente obiettato alla loro registrazione.
Si noti pure che, nonostante siano state sfidate più volte a farlo, gli accusatori di “LGB Alliance” non sono mai riusciti ad esibire anche un solo messaggio in cui si chiedesse di togliere o di negare diritti alle persone trans. Per non parlare delle prove di tutti i crimini di cui il gruppo è accusato.
Il gruppo inglese (a differenza della persona o persone che hanno creato il gruppo Facebook italiano che ne riprende il nome, non sempre altrettanto moderato nei toni… ) è sempre stato molto rispettoso dei confini che si è autoimposto: ha sempre parlato a favore dei diritti di lesbiche, gay e bisessuali, mai contro i diritti delle persone trans.
Mai è stato dimenticato il fatto che del mondo omosessuale fanno parte a buon diritto anche molte persone trans. Che hanno il diritto di portare avanti anche alcune loro tematiche molto specifiche, esattamente però come ne hanno anche le persone omo/bi-sessuali.

Certo, la tesi secondo cui è il fatto stesso di parlare di “diritti gay” ad essere intrinsecamente “transfobico”, mostra perché LGB Alliance e transchilisti si trovino di norma su fronti contrapposti.
Ma così come non mi aspetto che il movimento trans non difenda le persone trans quando sono attaccate o insultate da persone gay, non vedo perché “LGB Alliance” non debba difendere le persone gay quando sono attaccate o insultate da persone trans.


Due sono i punti di attrito. Il diritto per le donne femministe (lesbiche e non) ad avere spazi propri ed esclusivi, e la transizione dei minorenni, massimamente se bambini.

Nel primo caso, se non esistesse una volontà ideologica di chiudere gli spazi gay, giudicati superati, la cosa sarebbe facilmente risolvibile separando gli spazi “esclusivi” da quelli “inclusivi”. Proprio come facemmo quando creammo spazi nostri, stanchi/e di essere esclusi dagli spazi eterosessuali. (Fu un errore farlo? Magari sì, ma non obbligammo nessuno a frequentarli, e chi preferiva la compagnia degli omofobi continuò ad avere il diritto di frequentarli).
E invece no. L’ideologia transchilista esige la chiusura degli spazi esclusivi, anziché concentrarsi sul compito di aprire gli spazi inclusivi.

Logica vorrebbe che il transchilismo celebrasse con le trombe la partenza dai propri spazi di chi vuole essere “esclusivo”. E invece no: la cosa suscita crisi isteriche da bambino di tre anni.
Perché questo? Be’, forse qualcuno non ce la sta raccontando giusta, e forse sa di stare proponendo una ideologia assurda, che può essere implementata solo con la costrizione e l’intimidazione, e non con il libero convincimento. Ragionateci su, e ditemi se tutto ciò non suoni strano.

Nel secondo caso, le ricerche mostrano che la gran parte dei bambini “gender non conforming” di età prepuberale, in età adulta rivela un orientamento omosessuale (rispetto al sesso biologico). La transizione si configura così come la forma più estrema di “terapia riparativa” di qualcuno che andrebbe lasciato crescere, prima di capire se si abbia di fronte un ragazzino gay molto effeminato o una ragazzina trans eterosessuale.
Il fatto che fra i più accesi sostenitori della transizione in età prepuberale, negli Usa, ci siano famiglia ultrareligiose ed ultraconservatrici, pone domande inquietanti, che necessitano di risposte, non di proibizioni di dibattere sotto la minaccia di essere accusat* di transfobia.
La fretta con cui si decide per loro che sono “in realtà” del genere opposto, e il rifiuto di discutere su come ciò sia problematico (specie se si mettono in atto interventi medici irreversibili), riscalda al calore bianco una questione che dovrebbe invece essere affrontata con la massima prudenza, e in base a evidenze psicologiche, e non a prese di posizione politiche, come ora.

Sia chiaro che non c’è nulla di sbagliato nel voler incentrare la propria lotta sulla esaltazione del cosiddetto “genere” , stereotipato o meno che sia. Non è una lotta in cui io mi riconosca, dato che ho passato la vita a voler distruggere la gabbia soffocante del genere, ma se qualcun* si trova bene a sostenere che se ti piace il rosa “allora” sei femmina, e se sei maschio “allora” devi farti piacere l’azzurro (perché non è neppure concepibile che esistano maschi a cui piace il rosa, ed è totalmente inaccettabile ridefinire il concetto di maschio in modo tale che comprenda anche il rosa: non sia mai!), be’, ha il diritto di sostenerlo. Ma così come non è sbagliato affermarlo, non è sbagliato negarlo. È una posizione politica come un’altra.

E invece no. La furiosa campagna di diffamazione verso chi ha detto “Vabbè, qui ci sono due gruppi che ormai vedono le cose in modo opposto, tanto vale separarci“, mostra che alla fine la posizione transchilista sa di essere campata in aria. Che gli esseri umani scelgono in base al sesso e non al genere.
E che se ci separiamo, la massa andrà con chi si limita a constatare un fatto anziché con chi intende imporre o proibire comportamenti sulla base di astruse e incomprensibili teorie di accademici americani.


L’odio verso “LGB Alliance” è paura verso chi constata che il re è nudo.
Si basa sulla diffamazione, anziché sulla legittima critica di idee che, come qualsiasi idea umana, possono anche contenere punti non condivisibili o francamente infondati.

E chi si limita a insultare, dimostra di non avere argomenti fondati per difendere le proprie idee.

3 pensieri su “Perché la campagna d’odio contro “LGB Alliance”

  1. Parlare a favore delle persone LGB..
    “To those people saying it is ‘homophobic’ not to be in favour of gay marriage have a look at the statistics. It seems it’s rather a small minority who have made their wedding vows.”

    It also included the hashtags #CanWeDropItNowPlease, #NotABigDeal and #PluralityOfViewsIsAllowed.

    "Mi piace"

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