L’omosessualità è una scelta?

Un* cert* “Edo” mi scrive, nei commenti al mio post precedente:

Ecco un’altra vittoria Gender Critical: la nota TERF Kellie-Jay Keen sostiene che si sceglie di diventare gay. Eppure credevo che fossero i quiiirr cattivi che volevano trasformare la sessualità in una scelta… che strano eh giovà? https://twitter.com/talkRADIO/status/1476131289870778374

No, non è strano. Spiegherò il perché in due modi, uno breve ed uno dettagliato.

Risposta breve: esiste una differenza sostanziale fra la tradizione del femminismo radicale (che teorizzava il lesbismo “politico” come intenzionale scelta intellettuale per liberarsi dalla dipendenza dal maschile), e la nuova ondata omofobica del transattivismo (che teorizza oggi la “scelta” di liberarci dalle “preferenze genitali”, perché rifiutare un/a partner solo perché ha il corpo del sesso opposto, pur avendo una identità trans, è “transfobico”).

La differenza è che nel primo caso l’omosessualità è teorizzata come scelta di valore, positiva, incoraggiata; nel secondo caso come scelta di disvalore, esecrata, condannata, combattuta.

Fine della spiegazione breve. Proseguo con la spiegazione lunga.


Entrambe le tesi sono errate, ed ho già scritto in passato di come questo tentativo di “terapia riparativa” alla rovescia, operata dal femminismo radicale degli anni Settanta e Ottanta, sia stato uno dei più disastrosi scontri frontali mai patiti da questa dottrina politica. Grave al punto da essere stato nascosto sotto il tappeto, cosicché le generazioni più giovani non sanno neppure che è esistito. Semplicemente, il cuore, l’istinto, l’attrazione (chiamatelo come preferite), ha continuato a funzionare secondo le proprie regole, fregandosene dei dogmi politici del femminismo “radicale”. Le donne hanno così continuato, al 95%, a preferire come partner sessuali i loro oppressori. E la “sorellanza” politica ha scoperto di avere, a letto, il tabù dell’incesto.

Ma anche se questa era una teoria sbagliata, era per lo meno un’ideologia che sosteneva il lesbismo come valore, come obiettivo desiderabile, laddove il queerismo nasce proprio dalla concezione dell’omosessualità come disvalore, limitazione, “inscatolamento” di una sessualità che viene teorizzata come “fluida” (ma solo per lesbiche e gay, sia chiaro: le ed i queer eterosessuali non si sognano minimamente di praticare tale “fluidità”!). La differenza mi pare autoevidente. Ma.


Ma, ci era già perfettamente nota da decenni l’esistenza di una vena omofobica nel “femminismo della differenza”, “femminismo radicale”, “separatismo lesbico” o comunque lo vogliate chiamare. Esattamente come lo era la presenza di un’altrettanto profonda, rabbiosa, radicata misoginia all’interno del movimento gay maschile, che oggi è “finalmente” esplosa 🤯 in tutta la sua virulenza grazie alla cappa di rispettabilità fornitale dal transattivismo quiiirr. Milioni di gay oggi attaccano quotidianamente sui social media le donne femministe non perché siano misogini (nooo, questo non sia mai!) , ma perché il loro cuoricino fremente e zenzibbile non regge allo strazio inflitto, da quelle maledette “f*ghe marce”, a quelle povere, innocenti transattiviste radicali. 🙄 Più hanno lunga la barba, e più i maschi gay coi capelli viola si scalmanano sui danni causati al mondo dalle Terfide figlie di Eva.

Ora, non mi è ignoto (perché dovetti combatterlo, quando ero giovane) quanto un certo femminismo alla Luce Irigaray, Luisa Muraro, Andrea Dworkin eccetera, sia omofobico. Esso teorizza l'”uomosessualità” come fase suprema del maschilismo, come momento in cui “i maschi, fra loro”, riescono a fare meno delle “merci” che si sono scambiati fra loro fin lì (da qui il grido di battaglia della Irigaray, che invita “le merci, fra loro” a fare a meno dei maschi). Qualche tempo fa Marina Terragni ha avuto un’infelice uscita contro l’omosessualità maschile come quintessenza del patriarcato e del maschilismo che, quando gliela contestai pubblicamente, ha giustificato come semplice ripresa del pensiero femminista “classico”. E il punto è che aveva ragione, in quanto il femminismo “radical”, che faremmo meglio a tradurre come “fondamentalista”, lo ha effettivamente detto e sostenuto.


Il fatto è però che su questo aspetto il femminismo fondamentalista ha avuto torto, punto e basta.

Non tocca a nessun maschio, incluso me, dire su cosa abbia ragione o torto il pensiero delle donne per le donne. Tuttavia, l’interpretazione ideologica del fenomeno dell’omosessualità ha dato vita a un gigantesco esperimento empirico che ha, dati alla mano, smentito la propria ipotesi di partenza, e questo esperimento può essere legittimamente commentato da chiunque.

Il risultato è stato infatti solo dimostrare che né il lesbismo né l’omosessualità maschile dipendono o derivano dal patriarcato, o viceversa dal suo rifiuto politico. L’omosessualità è un fenomeno che preesiste al patriarcato e ne prescinde, limitandosi a esprimersi secondo i ruoli sessuali che le società impongono ai corpi sessuati. Logicamente, quindi, in una società patriarcale questa logica sarà patriarcale, ma è proprio il comportamento delle femministe fondamentaliste che ci ricorda e dimostra che il patriarcato si trasmette anche attraverso le menti delle donne. Il disprezzo manifestato per i “fr*ci”, sia dalle femministe fondamentaliste che dalle transattiviste quiiirr, affonda infatti le sue radici nel medesimo terreno patriarcale da cui s’innalza la misoginia gay. Piaccia o no, il patriarcato si trasmette anche di madre in figlia.


Kelly-Jay Keel (artista meglio nota come “Posie Parker”) è una notoria esponente del femminismo fondamentalista, invitata in TV proprio perché espone (peraltro in modo molto brillante, tanto da fare a pezzi i confusi luoghi comuni del suo intervistatore) il punto di vista fondamentalista.

Questo punto di vista era diventato minoritario ed era ormai rinchiuso nel gineceo di un gruppo sempre più esiguo di anziane sibille, che parlavano per oracoli in un oscuro linguaggio autoreferenziale, ormai opaco e incomprensibile alle generazioni più giovani di donne.

Quando il pensiero queer americano ha scatenato l’attacco ai diritti delle donne (e, in subordine, dei gay), il femminismo istituzionale (quello che gremisce le poltrone delle “commissioni pari opportunità”) ha tradito in blocco la Causa delle donne, nel timore che contrastare la nuova narrazione emanata dal centro dell’Impero costasse loro la poltrona. Che, poverina, aveva troppo freddo e troppo bisogno di essere scaldata.

In questo nuovo contesto (che si è manifestato non più di cinque/sette anni fa, anche se sembrano ormai secoli), le femministe fondamentaliste sono risultate le uniche ad aver conservato, nascosti nel fienile, i mitra della lotta partigiana, quindi sono state le uniche a possedere sia le armi (intellettuali) sia la capacità, sia infine la volontà di usarle per difendere due secoli di conquiste femminili. È stato quindi inevitabile che la prima risposta femminista al transattivismo quiiiiir abbia parlato quasi solo la loro lingua, quella dell’intransigenza fondamentalista.

Il campo avverso – e questo è un torto che rimprovero a chi mi ha fatto l’osservazione – ha dato per scontato che l’opposizione alle tesi quiiiiir venga solo da questo àmbito, laddove sono sempre esistite posizioni più sfumate, molto attente a non calpestare i diritti umani delle persone trans.

Se da un punto di vista propagandistico ha fatto comodo inventare un campo TERF unitario e omogeneo, dal punto di vista strategico questa invenzione ha avuto un contraccolpo disastroso per chi lo ha inventato, gonfiando a dismisura le fila di tutt* coloro, donne e uomini sia “cis” che trans, che non condividevano l’ideologia che affermava che i diritti trans possono essere ottenuti solo a scapito di quelli delle donne (e in subordine, dei gay).

In altre parole, niente ha favorito la diffusione delle tesi radicali quanto la decisione di radicalizzare lo scontro. Come conseguenza, oggi si stanno moltiplicando le femministe fondamentaliste fra le persone giovani quanto le e i loro nemici quiiiiir.

Ovviamente, chi ragiona in bianco o nero, su entrambi i lati dello scontro, non vede le sfumature del grigio, e men che meno i colori che stanno emergendo dal confronto. Per loro esistono solo paladini in armatura di luce da un lato e streghe transfobiche e bigotte dall’altro. Oppure angeliche suffragette da un lato e mostri stupratori all’attacco dall’altro. Gli estremi amano rispecchiarsi l’uno nell’altro, perché entrambi confermano reciprocamente la tesi che stiamo combattendo una lotta di bianco contro nero, di buio contro luce.

Ma la realtà è diversa, le sfumature esistono, ed è per questo che Kellie-Jay Keen (alias, Posie Parker) non parla necessariamente per me, e tantomeno io per lei.

8 pensieri su “L’omosessualità è una scelta?

  1. Premettendo che sono un maschio eterosessuale cisgenere e che non ho vissuti diretti di delle tematiche trattate (non ho mai militato attivamente ne a supporto del movimento lgbt come “alleato” ne in generale in associazioni politiche di sinistra ,pur essendo convintamente marxista e a favore delle piena uguaglianza dei diritti delle minoranze).
    Mi sono interessato al dibattito interno al movimento lgbt da un’po di tempo e seguendo questo blog devo dire che condivido la maggior parte delle sue prese di posizione “teoriche” (ad esempio sui grossi limiti tipici alcune ,letture postmoderne della realta,tra cui quella focaultiana) anche se devo che alcuni scontri con i militanti “queer” soprattutto miei coetanei(sono del 2000) mi paiono da fuori come causati in parte da incomprensioni “inter-generazionali”.
    Detto ciò credo che un altro grosso limite nel dibattito sulle questioni sessuali e di genere ,(che mi pare affligga trasversalmente ,molti punti vista sul tema) sia il fatto di “prendere per buone ” come scontate alcuni idee attualmente egemoni derivate dalla visione del mondo propria del femminismo,che invece difficilmente reggono ad una analisi razionale ed onesta dei rapporti tra sesso femminile e maschile.
    Le volevo suggerire una serie di riferimenti ,(nel caso non li conoscesse già) alle concezioni del movimento MRA e WRA, che condivido(anche se anche in questo caso non ho mai m”militato”) e che credo possano contribuire ad arricchire il dibattito.
    Tra i siti in italiano migliori vi è sicuramente Antisessismo-lotta al sessismo che non conoscete :https://antisessismo.wordpress.com mentre in inglese
    https://avoiceformen.com
    Mentre per gli autori credo i più rappresentativi siano Warren Farrell, Erin pizzey e il più radicale Santiago. Gasco Altaba.

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  2. Caro Giovanni, solo ora sono riuscito a leggere con attenzione il tuo pezzo ed, essendo io ormai un gay canuto, sono certo d’accordo. Anzi d’accordissimo. Però il pezzo, pur essendo lungo, non scava abbastanza. Non è chiarissimo in tutti i passaggi. Lavoraci ancora, ti prego. Abbracci.

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  3. “A man can never become a woman.. ” Questa femminista radicale parla proprio come i parlamentari ungheresi che hanno vietato la riassegnazione legale del sesso e che pochi mesi dopo hanno approvato una legge contro tutte le persone lgbt. ” The Hungarian reasoning behind the move is that “completely changing one’s biological sex is impossible” and that is why “it is necessary to lay it down in law that it cannot be changed in the civil registry either. Se fossi trans sarei comprensibilmente terrorizzato”https://www.forbes.com/sites/jamiewareham/2020/05/19/hungary-makes-it-impossible-for-transgender-people-to-legally-change-gender/

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    1. Insisto: se credi che per battere chi non la pensa come te basta la “reductio ad hitlerum”, ti sbagli alla grande. I parlamentari ungheresi, immagino, diranno anche che al mattino il sole si alza. non sono tenuto a dire che non si alza solo per differenziarmi da loro.
      Ad ogni modo, sentinelle in piedi e queer dicono entrambi che l’omosessualità è una costruzione sociale. Eppure io riesco a distinguere gli uni dagli altri. Io.

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    2. Orban non è Hitler! è il capo del governo di un paese membro dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, molto apprezzato da Lega e Fratelli d’Italia. Quello che ha fatto contro le persone trans non lo ha reso affatto un paria e proprio perciò è un modello pericoloso. Nel principale manifesto del femminismo gender- critical , diffuso in Italia da Arcilesbica, leggo anche ” States should understand that the inclusion of men who claim to have a female ‘gender identity’ into the category of women in law, policies and practice constitutes discrimination against women by impairing the recognition of women’s sex-based human rights. States should understand that the inclusion of men who claim to have a female ‘gender identity’ in the category of women results in their inclusion in the category of lesbian, which constitutes a form of discrimination against women by impairing the recognition of the sex-based human rights of lesbians.” Nel manifesto non si nomina MAI la riassegnazione legale del sesso, aggiungo. L’Ungheria di Orban è insomma il paese dove il fondamentalismo religioso e quello “gender-critical” si sono uniti con un esito assolutamente disastroso : perché non dovrebbe succedere qualcosa di simile in Italia? Da uomo gay e cis ritengo mio dovere politico e morale fare quanto possibile per ridurre tale rischio.

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      1. Ti sfugge che senza un riconoscimento giuridico, formale o de facto, della transizione non è possibile includere delle persone AMAB nel sesso (non nel genere, che ognuno si sceglie come gli pare) femminile.

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    1. Ma lo chiedi a me, che litigavo con i “compagni” per queste cose già nel lontano 1976? Scusa, ma chi credi che abbia fatto recedere la sinistra italiana dal fare uscite di questo genere, se non noi?
      Dopodiché nessun risultato è per sempre, e qui lo si dimostra. Ma perché imputi a me una vignetta il cui contenuto ho combattuto forse prima ancora che tu nascessi? Mah!

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