Quando i queer scoprono l’acqua fredda

Vorrei segnalare un articolo molto interessante: (“Smettila di imporre identità LGBTQ+ occidentali alle culture non occidentali. È colonialismo di genere“) che però dimostra in modo paradossale la propria tesi confutandola, avendo ragione e riuscendo in questo modo ad aver torto.
Infatti, anche l’idea stessa che esista un “imperialismo di genere” che ha modellato il modo in cui culture diverse dalla nostra concettualizzano il genere, fa parte dell’imperialismo culturale americano che ha prodotto il fenomeno che l’articolo critica. Quindi, cercare d’imporre questa idea è un atto d’imperialismo culturale!


Chiariamo: io non sono in disaccordo con quanto scritto qui. Questa è anzi una delle tesi che ho inseguito per tutta la vita: la cultura italiana non è sovrapponibile a quella Usa, noi abbiamo una storia diversa, nemici tradizionali diversi, modi di ragionare diversi, quindi l’approccio americano del one size fits alls è totalmente sbagliato. Per decenni ho cercato di dimostrare come la tradizione italiana dell’omosessualità mediterranea interferisse con il concetto americano di “gay”, o di argomentare che l’idea di un “Village gay” non potesse funzionare nelle città europee che sono strutturate, urbanisticamente, diversamente da quelle Usa. Eccetera, eccetera.
Proprio per questo posso oggi dire che fa ridere che il centro mondiale del neocolonialismo nel XXI secolo dia lezioni di anticolonialismo al resto del mondo

E non sto dicendo che, visto che viene da lì, ciò che viene detto è sbagliato. E’ ovvio che leggere la realtà altrui con i nostri schemi culturali porta a risultati abnormi, e imperialistici.
Ma è vero pure che rifiutarsi di accettare che anche altre culture possano avere elaborato, da sole, un equivalente altrettanto valido del nostro di vari concetti (come, “omosessualità”), non solo è una forma di colonialismo culturale, ma è la forma più sottile e subdola di colonialismo razzista. Pensiamo ai queerini che sostengono che la divisione fra maschio e femmina nella razza umana è una costruzione culturale del colonialismo europeo, prima del quale i popoli “selvaggi” vivevano in una felice “fluidità di genere” che noi abbiamo distrutto.
Questa non è altro che una ricicciatura del mito del “buon selvaggio”, nonché un modo per affermare che tutto quanto esiste nel mondo, sia di positivo che di negativo, è stato inventato da noi occidentali. Prima li abbiamo “convinti” noi del binarismo di genere, adesso però per fortuna arriviamo noi a salvarli (perché poverini, da soli non ci arrivano), con la Buona Novella queer.


L’idea che altre culture possano avere, come in effetti hanno, teorizzato per conto proprio il binarismo *sessuale* (non, “di genere”), oppure l’omosessualità, non passa neppure per la mente a questi missionari dell’anticolonialismo colonialista. Come potrebbero dei bruti selvaggi avere concepito da soli, senza neppure avere mai creato un MacDonald, un concetto tanto raffinato (e frutto di una decadente cultura binarista come la nostra) per cui chi ha un pisello è un maschio e chi ha una patata è una femmina? Di certo possiamo essere stati solo noi, con la nostra raffinata capacità di creare costruzioni sociali, a imporre questa idea! Ma adesso arriviamo –> NOI <– e insegniamo finalmente loro come devono, in realtà, pensare, per essere davvero liberi dalle nostre idee!

Ovviamente, no, non funziona così. E infatti, la lettura dell’articolo che ho linkato rivela che la sovradeterminazione LGBTQI+ deprecata nell’articolo, funziona in realtà nei confronti di una sola delle lettere: la T.
La “scoperta” di questo antropologo è che i “fa’afine” NON sono transgender. 🥱 Wow, ma pensa. Da come sono descritti sembrerebbero infatti (come era già noto ai “gay studies” di 40 anni fa) parte di quell’ampia concettualizzazione dell’omosessualità maschile come trasgressione del ruolo maschile di cui abbiamo ampi esempi, fin dal Trecento, anche nella cultura occidentale e “bianca”, con veri e propri ruoli sociali (come quelli del “ricchione” o “femmennella”) per spiegare la pluralità di orientamenti sessuali nella razza umana attraverso una trasgressione al genere (e punita proprio in quanto tale).
In pratica ha “scoperto” che i fa’afine sono maschi omosessuali effeminati, e vengono trattati dal loro contesto sociale come… maschi omosessuali effeminati, anziché come donne transgender AMAB. La mente esplode di fronte a tanta enormità!
In realtà, quello che qui emerge come “costruzione sociale” (e al quadrato) è semmai il concetto di “transgender: concetto nuovo (risale al secondo dopoguerra, prima non ne esiste traccia), legato alla cultura anglo (tant’è che la parola stessa è inglese), confuso e contraddittorio al punto che non riesce a trovare un ubi consistam, essendo sbatacchiato ogni giorno dalle geniali invenzioni a getto continuo del popolo dei “social media” (vi risparmio la spiegazione di cosa sia un “cakegender” perché siamo oltre la satira – non intenzionale).


Così, dopo trent’anni di decostruzioni queer, scopriamo che non è l’omosessualità in sé ad essere una costruzione culturale, bensì il modo in cui la società la legge, la interpreta, la cataloga, la denomina. Ogni secolo, ogni società umana, le dà un (e a volte più di un) nome diverso, culturalmente e storicamente determinato.

Ad esempio, il concetto di “queer” è una costruzione culturale del tardo XX secolo, legato alla cultura puritana anglosassone. Mentre invece la realtà di persone stabilmente ed esclusivamente attratte da persone del loro stesso sesso biologico, è diffusa in ogni epoca ed ogni cultura umana. Vedi il caso dei fa’afine.

Gli omofobi tutti, sia quelli alla Simone Pillon che quelli alla Judith Butler se ne facciano una buona volta una ragione…

4 pensieri su “Quando i queer scoprono l’acqua fredda

  1. Mah. Scrivi “quello che qui emerge come “costruzione sociale” (e al quadrato) è semmai il concetto di “transgender”. Se per essere trans serve un endocrinologo e un farmacologo hai ragione, ma non credo che una definizione cosi restrittiva sia sensata: applicata all’identità omosessuale farebbe sparire buona parte della storia della comunità(e del presente,se consideriamo quanto accade in India e Cina). Nella nostra civiltà europea non abbiamo testimonianze di persone che assumono stabilmente la facies sociale del sesso opposto a quello di nascita? Nel libro del compianto Paolo Zanotti intitolato “Il gay” si analizza la storia del Cavaliere-Madame d’éon, che visse tutta la seconda metà della sua vita indossando abiti femminili e usando i pronomi,aggettivi e participi francesi di genere femminile. Poté viaggiare per tutta Europa senza passaporti , cosa che divenne impossibile nel secolo successivo quando gli Stati-nazione impongono sistemi burocratici con archivi onnicomprensivi, documenti per l’espatrio, visite mediche di leva obbligatorie. Le cose si complicano molto per le persone trans nel nuovo leviatano burocratico e forse l’identità trans contemporanea euro-americana si è evoluta in un contesto differente da quello delle isole Samoa ? Non mi pare inverosimile. D’altronde anche l’identità omosessuale si modifica con l’industrializzazione e il movimento per i diritti della donna, che permettono la nascita del movimento lgbt contemporaneo. Gli esseri umani vivono nell’intersezione fra Natura e Cultura: esistevano persone trans anche prima che la chimica e la medicina scoprissero gli ormoni(naturali e di sintesi).

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  2. Segnalo una evoluzione preoccupante ma purtroppo prevedibile dopo i manifesti programmatici degli scorsi anni . Una parte (credo minoritaria) del femminismo radicale italiano appoggia una legge che dice” ai fini della legge federale, per “sesso” di una persona si intende il suo sesso biologico (maschio o femmina) alla nascita” .La stessa posizione di Orban, che ha abolito la riassegnazione legale del sesso. Ma allora gli attivisti trans non erano affatto dei mitomani quando dicevano che i loro diritti erano in pericolo !
    https://feministpost.it/dal-mondo/il-congresso-usa-promuove-una-carta-dei-diritti-delle-donne-ispirata-dai-testi-del-femminismo/?fbclid=IwAR2XWBey1TOTk9f_mslor897rJTOPiEuz-3afG0LiDtvq3foTyecqv2rjEA

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  3. Uno dei gruppi autoproclamatosi femministi che hanno scritto la nuova legge transfobica presentata dai rappresentanti repubblicani ha ricevuto finanziamenti dall’Alliance Defending Freedom , una fondazione-lobby-studio legale che rappresenta le istanze dei fondamentalisti religiosi protestanti. Chissà perché si concentrano contro le persone trans mentre ignorano o quasi la cancellazione del diritto di aborto che sta per diventare una realtà grazie ai nuovi giudici di nomina repubblicana.. https://www.washingtonpost.com/dc-md-va/2020/02/07/radical-feminists-conservatives-transgender-rights/

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