L'”arte trans” di assassinare le donne dissenzienti

Questa mostra di “arte trans” inaugurata in una biblioteca pubblica (sic) di San Francisco (sic) è una dimostrazione di quanto il “culto trans” sia ormai fuori controllo, e del fatto che un movimento lgbt e una sinistra che non prendano drastici provvedimenti [nota: ciò significa: espulsione e isolamento politico, e non: uccisione] contro di esso commettono lo stesso errore compiuto dalla borghesia tedesca che nel 1930 si convinse che Hitler fosse un signore folcloristico ma tutto sommato innocuo.
 
L'”arte” esposta consiste in armi da taglio o in armi improprie (mazze da baseball) da usare contro le femministe radicali, e magliette insanguinate del sangue delle femministe radicali, con slogan che incitano ad uccidere le femministe radicali, o che si vantano di essere assassini di femministe radicali. (Nota: sempre e solo femministe, come bersagli, e non certo neonazisti o fascisti… Dimmi chi sono i tuoi nemici, e ti dirò chi sei!).
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Asce “trans” da usare per assassinare le femministe radicali.

 
Su quanto mi separi da certo femminismo radicale, specie quello “della differenza”, e dai suoi tratti sessuofobici e soprattutto omofobici, ho già avuto modo di scrivere.
Ciò premesso, le idee pericolose del femminismo sessuofobico si combattono col dibattito e col confronto politico, e non con la violenza fisica. Scivolare nell’apologia della violenza e nel razzismo è una china, che il culto trans ha già ampiamente disceso, al termine della quale ci sono i lager e i gulag.
 
Ho ormai maturato la convinzione secondo cui fra “culto trans” e rivendicazione dei diritti delle persone transessuali non esiste alcun rapporto, se non nel senso che il culto trans sfrutta le persone trans (e quelle intersessuali) come pretesto per portare avanti quella che è una proposta politica puritanico-totalitaria di controllo sessuofobico sulla vita privata. Una proposta profondamente di destra (la sua radice è il puritanesimo calvinista americano), ma rivestita da una retorica “di sinistra” che purtroppo sta ingannando molti di noi.
I sostenitori più pericolosi della setta trans sono in genere maschi eterosessuali che “si identificano” come transgender e/o “lesbiche” solo perché si tingono di viola i capelli ma che, come molte volte è stato fatto notare dalle femministe e pure da qualche militante trans come Miranda Yardley, rivelano una logica, una mentalità e un approccio alla politica e ai diritti delle donne che sono tipicamente non solo maschili, ma addirittura maschilisti.
Se una donna dà fastidio con quel che dice, la si fa stare zitta a botte. Come dimostra il contenuto della mostra di San Francisco.
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Attivista della setta trans con la maglietta: “Io pesto le femministe radicali” esposta a San Francisco.
Giustamente è stato chiesto se, qualora la stessa mostra fosse stata fatta avendo come bersaglio polemico i bianchi razzisti, non sarebbe stata chiusa in tre secondi per incitamento all’odio razziale (risposta: sì, ovvio che sarebbe stata chiusa). Ma nella nostra società, incitare alla violenza fisica contro le donne “che parlano troppo” è una tradizione plurimillenaria, che i signori maschietti “transgender” autori della bravata di san Francisco hanno potuto sfruttare impunemente, con loro grande compiacimento.
Invito a leggere anche i commenti all’articolo, che sono estremamente istruttivi.

 
Ribelliamoci a questa ennesima degenerazione della politica lgbt, creiamo un terreno sfavorevole al suo radicamento anche in Italia. Lo dico soprattutto alle ed ai militanti trans (quelli veri, non ai maschi eterosessuali “lesbici” con la biancheria intima di pizzo e il rimmel), che da questo clima hanno solo da perdere.
La ragazza (col rossetto nero) che ha coniato il troppo celebre slogan “Die cis scum” (“Muori, feccia cisgender”), adesso è “tornata normale”, e considera solo “una fase” il suo periodo di adesione alla setta trans.
Quando avranno dato fuoco alla casa comune, personaggini come costei sgattaioleranno fuori tornando nei ranghi della Norma, lasciando noi che non abbiamo altra casa che questa a gestire l’incendio. O a morire tra le fiamme.
Ricordiamocelo.
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Mazze da baseball “trans”, per rompere il cranio a chi dissente dalla setta trans.
 

14 pensieri su “L'”arte trans” di assassinare le donne dissenzienti

  1. A me l’interpretazione di alcune femministe radicali americane del “le donne trans sono uomini” non mi ha mai convinta. Sono dell’idea che, come hai detto tu, questa pericolosa degenerazione dell’attivismo trans colpisca in primis le persone trans stesse (che guarda caso ora stanno iniziando a parlare per prendere le distanze da questi atteggiamenti! https://youtu.be/2TwjK_Uic70).
    Spero che non si arrivi alla distruzione dell’lgbt e che si possa ancora tenere assieme qualcosa, anche se sono piuttosto negativa.

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    1. Non solo la penso come te, ma l’ho anche scritto apertamente: https://giovannidallorto.wordpress.com/2017/11/16/dimenticare-la-t/ . Rifiutare l’unità con le battaglie delle persone trans solo perché alcuni pazzoidi se ne sono impadroniti per le loro tesi bizzarre è lo stesso che buttare via il bambino con l’acqua sporca.
      La tematica trans ha sempre fatto parte delle tematiche omosessuali, e come storico ti aggiungo anzi che i primi “omosessuali” ossia “invertiti”, descritti dalla scienza erano in realtà tutti “gender non-conforming”, e in alcuni casi propriamente trans.
      Aggiungo che o prima o poi so che entrerò in urto anche con certe frange del femminismo che, esattamente come il culto trans, valutano la bontà o meno di una idea in base al corredo cromosomico di chi la sostiene, e non in base ai meriti o demeriti intrinseci. Per ora mi devo concentrare contro il culto trans, essendo cosa più urgente, ma so che la traiettoria è inevitabilmente di collisione anche con costoro.
      Che barba, non è mai finita… 😦

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      1. Sì, sono sicura che avrai qualche piccolo scontro anche tu. Ma sono contenta di vedere che c’è sempre più gente che ha capito che il queer (o come vogliamo chiamarlo a questo punto) non ha nulla a che vedere con le persone trans. Dà molta speranza. In ogni caso la tua battaglia è importante perché L’LGBT rischia di perdere credibilità e di essere colonizzato da eterosessuali, che nulla sanno né di omosessualità né di transessualità. Vedremo come andrà a finire!

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      2. Mi interessava sapere perché leghi il culto queer alla sessuofobia… Se un giorno ti va di approfondire mi farebbe piacere. Un grande abbraccio!

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      3. Purtroppo no, ma mio fratello lavora lì, nel caso mi trovi nei dintorni ti faccio sapere. Sarei lieta di incontrarti. Un abbraccio!

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