Ancora sulla legge Zan

A tutti coloro che bollano di “transfobia” la richiesta di specificare (in un preambolo) il concetto di “identità di genere” (e di “orientamento sessuale” e di “sesso”) nella “Legge Zan” ecco un esempio di ciò che succede quando si scrivono male le proposte, senza fare attenzione a ciò che le parole significano. Specialmente poi nel campo della legge, dove le parole hanno significati tecnici specifici, diversi da quelli del linguaggio comune.

200 organizzazioni, per lo più femministe, ma inclusa anche l’ILGA, l’internazionale lgbtqiaaa, hanno firmato un nuovo manifesto / dichiarazione di principi sui diritti delle donne. Potete trovare il testo (in .pdf) qui:
https://iwhc.org/wp-content/uploads/2020/03/Beijing-25-Feminist-declaration.pdf


Al punto 14a si chiede:
Eliminate all laws and policies that punish or criminalize same-sex intimacy, gender affirmation, abortion, HIV transmission non-disclosure and exposure, or that limit the exercise of bodily autonomy, including laws limiting legal capacity of adolescents, people with disabilities or other groups to provide consent to sex or sexual and reproductive health services or laws authorizing non-consensual abortion, sterilization, or contraceptive use“.

Ora, il problema è che nel legalese delle organizzazioni internazionali (ONU e OMS), “adolescente” è l’essere umano fra i 10 e i 19 anni. Lasciamo perdere quanto sia assurda tale definizione: a 11 anni sei un bambino, a 19 un adulto, ma così sia : il legalese non è il linguaggio comune.
Questo però implica che le 200 associazioni, inclusa l’ILGA, hanno firmato senza accorgersene una richiesta di abolire i limiti all’età del consenso per i bambini di 10 e 11 anni.
In questo istante è in corso una Twitter – tempesta che chiede all’Ilga se davvero intende legalizzare la pedofilia (che è normalente definita come l’interesse sessuale pverso i minori di 12 anni).
https://twitter.com/BluskyeAllison/status/1381122122085453824?s=08

Ora, quasi mezzo secolo di militanza gay mi permette di riconoscere dietro questa richiesta la vecchia richiesta del movimento gay e lesbico affinché l’età del consenso fosse la stessa per gli atti etero od omosessuali. In passato, non era raro che fosse, che so, 14 per gli atti eterosessuali e lesbici, e 21 o 25 per quelli fra maschi. Ora, grazie alla lotta del movimento gay, in tutto l’occidente le età del consenso sono state parificate, ma nel resto del mondo no. Quindi comprendo la sollecitudine dell’Ilga.

Ma allora, perché non scrivere semplicemente “parificare le età del consenso fra atti etero ed omosessuali“? Perché lanciarsi in paroloni magniloquenti che servono solo a segnalare la presunta “superiorità morale” di chi li usa? Ora, per aver voluto fare gli sbrodoloni, si è offerto il fianco a una polemica inutile, anzi oggettivamente dannosa alla propria causa.


Lo stesso vale per la Legge Zan.
Il concetto di “identità di genere” non esiste nell’ordinamento giuridico italiano.
L’espressione appare solo in una sentenza della Consulta che afferma che sottoporsi ad operazione chirurgica per adeguare il proprio corpo alla propria identità di genere è un diritto civile.
Ossia, essa ora come ora indica il diritto di medicalizzazione del proprio corpo, che non è affatto, credo, il motivo per cui l’identità di genere è stata introdotta nella Legge Zan.

Dunque, benvenuti i chiarimenti.

Introdurre di soppiatto novità legislative attraverso definizioni ambigue o contraddittorie può sembrare una gran furbata sopraffina, ma servirebbe solo a tenere occupati tribunali e movimento lgbtttttquia++ per i prossimi dieci anni per capire quale fosse l'”intenzione del legislatore”.

8 pensieri su “Ancora sulla legge Zan

  1. L’espressione usata nel documento sottoscritto da ILGA (e 200 altre organizzazioni) è in effetti infelicemente ambigua e non è chiaro se “sex” in quel contesto sia da intendersi come sostantivo isolato riferito all’attività sessuale o come alternativa all’aggetivo “sexual” nell’espressione “sexual and reproductive health”. Una definizione più chiara avrebbe evitato questo polverone, che rischia (ma non credo nel clima attuale) di riportare ILGA a prima del 2011, quando aveva recuperato il riconoscimento dell’ONU perso nel 1994 per la presenza delle organizzazioni pedofile. Non escludo che ILGA sia ormai completamente preda dell’ideologia del gender, ma non escludo nemmeno che chi ha firmato la dichiarazione semplicemente non abbia letto tutto il testo con attenzione.
    Sulla presenza di “identità di genere” nel ddl Zan: se non si definisce per bene questo concetto, non si può escludere il rischio che in futuro organizzazioni equivalenti alla LGB Alliance del Regno Unito vengano proibite in quanto promotrici di discriminazioni basate sull’identità di genere (poiché affermano il primato del sesso biologico sul “gender”).

    Renato Sabbadini

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  2. Cito dalle definizioni contenute nell’articolo 1 del DDL Zan :
    Ai fini della presente legge:
    a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;
    b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia
    conforme o contrastante con le aspettative
    sociali connesse al sesso;
    c) per orientamento sessuale si intende
    l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti
    di persone di sesso opposto, dello stesso
    sesso, o di entrambi i sessi;
    d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé
    in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal
    l’aver concluso un percorso di transizione.

    Quando dici che bisogna “specificare” i concetti intendi che vanno modificate le definizioni ? Perché delle definizioni sono state date, che ti piacciano oppure no. A me paiono più che accettabili e il sesso non è affatto abolito dall’identità di genere:sono comprensenti . A me pare che si stia ripetendo quanto accaduto nel 2016 con la stepchild adoption. L’aiuto di parte della sinistra rese radioattiva la stepchild adoption associandola falsamente alla gestazione per altri : Lo stralcio della stepchild divenne la soluzione politicamente più semplice e oggi nessuno, passati ormai 5 anni, sa quando il tema della stepchild adoption tornerà di nuovo nel dibattito politico. http://www.cheliberta.it/2015/12/04/appello-che-liberta/

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  3. Potrei rispondere che la saldatura tra Famili Day e coloro che negano l’esistenza dell’omosessualità come orientamento è ormai tale che le loro argomentazioni sono indistinguibili.
    Le accuse costano un centesimo al quintale e possono essere sparse liberamente da chiunque, poi però occorre dimostrare ciò che si afferma. E qui di solito casca l’asino.

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    1. Assuntina Morresi, uno dei capi ideologici del Family day nonché presidente del movimento per la vita della mia città (Perugia) ha scritto i due articolo che seguono. Il primo è stato pubblicato in un sito importante per quella parte del femminismo radicale cui mi riferivo.

      https://feministpost.it/magazine/primo-piano/non-solo-gravidanze-trans-eccoci-al-trapianto-di-utero/
      https://loccidentale.it/salvini-meloni-berlusconi-ma-il-biotestamento-e-le-unioni-civili-li-volete-cambiare-o-no/

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  4. Io non ho visto sostenitori dei Family day fare coming out a favore del DDL Zan. Mi sbaglio?
    Assuntina Morresi ha il pieno diritto di fare politica e fare giornalismo ma la sua storia parla da sé: il fatto che abbia spazio in parte del femminismo radicale italiano è un fenomeno pericoloso, soprattutto per la comunità lgbt.

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