Giornata internazionale dei pronomi

Oggi è la giornata internazionale dei pronomi. 🙄

Un problema inventato da piccoloborghesi coi capelli blu, le cui famiglie spendono quanto per un appartamento, per mandarli in università che insegnano “conoscenze di lusso” fondamentalmente inutili (come un tempo l’apprezzamento dell’arte ed oggi i Gender studies), ma che sono preziosi status symbols: se il più grave problema che hai nella vita è stabilire la giusta sfumatura di amaranto o i giusti pronomi, dimostri di non avere problemi reali, ed essere quindi un privilegiato.

Ogni volta che il discorso politico viene spostato dal piano dei problemi concreti (dalla condizione di classe alla salute) a quello dei problemi simbolici, si è certi che chi agisce non fa parte del gruppo di persone che ha problemi concreti, reali, materiali.
E non finirò mai di ripetere che tutte le persone trans con cui ho parlato nella mia vita mi hanno sempre citato il lavoro, la casa, il rapporto con la famiglia, la salute, ed anche l’amore, come i loro problemi incombenti. Di pronomi sento parlare solo da quando sono arrivati i social media, e ne sento parlare non in aggiunta a queste problematiche (cosa che potrebbe anche starci, visto che coi tempi maturano sensibilità nuove), ma invece che di queste problematiche.
“Strano”, eh? Armi di distrazione di massa.


Un aspetto divertente di questa moda politica è che gli italiani che vogliono mostrarsi aggiornati scrivono i “pronomi in bio” sui loro social, ma siccome in italiano ciò è privo di senso, perché nella nostra lingua il genere grammaticale è arbitrario e scollegato dal sesso biologico, sono costretti a scriverli in inglese: he/him.
La cosa non ha senso, anche perché in italiano il genere del pronome possessivo concorda con quello della cosa posseduta e non, come in inglese, con quello del possessore. Quindi è inutile che io proclami in bio “Egli/Suo”, se poi chiunque parlando di me dirà “La sua (femminile) gatta“, fregandosene completamente del genere del pronome possessivo in bio.
Non basta. A causa dell’uso fatto dall’italiano delle forme di cortesia al femminile (“dare del Lei“), se io scrivessi o mi rivolgessi in modo formale ad uno di questi ragazzi He/Him, mi ci rivolgerei come a “Lei”, e non come a “lui” o “he/him”. Mentre se scrivessi in modo informale, i pronomi sarebbero irrilevanti, dato che direi “tu”.

Quindi, alla fine, a che è servito metterli?
E’ chiaro: ad esibire di essere aggiornato alle ultime mode politiche del momento.
Puro Virtue-signalling, ostentazione esteriore di virtù. Molto Puritano, molto esibizionistico, e quindi molto americano.

Questo non è però, sia chiaro, un problema legato al solo transattivismo. È semmai un problema d’imperialismo culturale dell’età della globalizzazione, un atteggiamento dei membri della “nazione indispensabile” che ritengono sia loro dovere insegnare, e se necessario imporre, giustizia e libertà al resto del mondo.
Si veda per esempio il disastroso tentativo di “migliorare” lo spagnolo con alzate d’ingegno come l’impronunciabile Latinx per evitare il genere grammaticale che distingue “Latino” da “Latina”. Un tentativo cretino, perché in spagnolo (come in italiano) ogni parola ha un genere grammaticale, quindi al di là della sua sensatezza in sé, corrisponde al voler svuotare il mare usando un setaccio.

Ma ovviamente agli anglofoni (anche al di fuori degli Usa) sembra ovvio e naturale correggere le lingue “sbagliate”, e renderle “giuste” quanto la Lingua dell’Impero.

In finlandese abbiamo solo pronomi neutrali. Perciò i tizi del “genere” finlandesi enunciano quelli che sarebbero i loro pronomi in inglese, in modo da sentirsi lo stesso speciali“.

Ora, già trent’anni fa scrissi un intero libro, Figli diversi (poi riedito con altro titolo) in modo totalmente gender-neutral. Nessuno ci ha mai badato e a nessuno la cosa ha mai fregato nulla, però lo feci. Il che dimostra che usando circonlocuzioni o termini neutri, come “persona”, in italiano è già assolutamente possibile (basta farci un minimo di attenzione) raggiungere la “neutralità”, senza forzare soluzioni che nella nostra lingua non hanno, semplicemente, senso.


Devo però ammettere che esiste anche un’altra faccia, in questa medaglia. Mi sono infatti azzuffato più di una volta su Twitter con femministe Gender Critical anglofone, incapaci di capire la differenza tra genere grammaticale e genere inteso come ruolo sessuale socialmente costruito. Per loro sono, o devono essere, la stessa cosa. Da qui la loro categorica conclusione secondo cui misgenderare le persone trans è un irrinunciabile atto di affermazione politica. 🙄
Incapaci di vedere il genere come categoria grammaticale, costoro condividevano coi nostri nemici postmoderni la convinzione secondo cui il linguaggio “crea” la realtà, ragione per cui parlare al femminile di una persona “AMAB” (“assegnata maschio alla nascita”), significa renderla femmina, negando così quella realtà biologica che loro invece intendevano affermare.

I pronomi confermano l’ideologia. I pronomi dovrebbero fare riferimento al sesso, non al genere, e le due cose sono completamente separate. ‘Le parole sono importanti’, come si suol dire. Il concetto di genere sta sovrastando la realtà del sesso“, mi scrive su Twitter una femminista, in risposta a un mio tweet contro il “misgendering”.

Il che ci mostra come il “problema” dei pronomi contenga anche un aspetto legato a miopia ideologica, a sua volta alimentata da un imperialismo culturale che rifiuta di considerare la possibile esistenza di realtà, e lingue, diverse da quelle dell’Impero.
Magari un goccio di umiltà, da parte dei e delle componenti della Nazione Indispensabile (e delle sue colonie), di qualsiasi convincimento siano rispetto alla questione trans, sarebbe opportuno.

In conclusione, la questione dei pronomi è un problema della lingua inglese, che avendo perso quasi interamente il genere grammaticale può fare perno solo su di essi e sui nomi di battesimo per alludere al sesso biologico degli umani. Ma come già detto, per altre lingue le regole sono diverse: in italiano rivolgersi con un pronome femminile a un maschio, “dandogli del lei”, è la forma standard di cortesia…


Quindi l’idea che ci sia bisogno di una giornata internazionale dei pronomi, per esportare e imporre ad altre lingue e culture problemi che presso di loro si presentano in tutt’altro modo o non si presentano affatto, è un puro e semplice atto d’imperialismo culturale.
Che, come al solito, col benessere e i diritti delle persone trans (usate una volta di più come ostaggi di battaglie filosofico-ideologiche che vanno al di là delle loro esigenze di vita) non ha nulla a che spartire.


11 pensieri su “Giornata internazionale dei pronomi

  1. Fa un esperimento :va nei mercati generali e chiama gli uomini con aggettivi e participi passati femminili. Essendo gente laboriosa e pratica non ci faranno neppure caso. Non è mica gente oziosa quella!

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    1. Vedi, nella comunicazione non esiste solo il “testo”, ma anche il con-testo. Un segno “significa” solo e unicamente all’interno di un contesto. Basta un contesto palesemente sbagliato per ribaltare il senso d una frase da affermazione a satira.
      Tu mi stai dicendo adesso che il valore di quanto ho scritto non è vero in assoluto e in astratto, ma che invece cambia a secondo del con/testo?
      Ma è la tesi che sostiene questo articolo!

      Non si possono stabilire a priori regole valide per tutte le lingue e proclamare “giornate internazionali dei pronomi”, come se tutte le lingue funzionassero come la Lingua dell’Impero.
      A riprova ho pubblicato lo screenshot di una finlandese che raccontava come, essendo nella sua lingua tutti i pronomi neutri, i ragazzini “woke” hanno bisogno di pensare a quali sarebbero i loro pronomi se stessero parlando in inglese, allo scopo di poterli poi proclamare (in inglese, perché in finlandese non avrebbe senso farlo, perché sono uguali per tutti e tutte e tuttu) sui loro profili. Ecco, caro, quando si parla di “problemi inventati” si parla esattamente di questo.

      La conversazione su Twitter è proseguita con parlanti di altre lingue, come l’ungherese, alcune delle quali possiedono il neutro, altre delle quali non possiedono generi neppure per aggettivi e nomi, salvo che per gli animali domestici (uomini, donne e animali non da casa sono tutti “esso”). Un africano gay ha aggiunto che metterebbe la firma, se davvero i suoi problemi fossero solo quelli.

      Stranamente, l’espressione “imperialismo culturale” è tornata di continuo nel dibattito.
      Caso o comblotto?
      Tu che ne dici?

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      1. Ma allora, nel contesto italiano, il Misgender (secondo le regole proprie della nostra grammatica ) crea problemi non soltanto a SJW e Trans viziati ma anche ad una larga maggioranza della popolazione. Se sei in cerca di guai e vuoi sincertarti di quanto dico va nei mercati generali e chiama gli uomini con aggettivi e participi passati femminili, come ti ho detto stamattina! Che la questione non possa esistere in una conversazione in Finlandese non risolve la questione in Italiano, ne converrai? Un aneddoto significativo :Un amico trans ftm è tornato in casa mia dopo diversi anni e mi disse “Ma tua madre sa che ho transizionato? Mi infastidirebbe molto essere chiamato al femminile”. Gli ho detto che mia madre lo sapeva e che non ci sarebbero stati problemi. Era viziato, aveva subito un lavaggio del cervello da parte degli anglofoni? O era piuttosto un parlante italiano che non tollera il Misgender, come i gli uomini cis che lavorano ai mercati generali?

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      2. Non solo dà fastidio a tutti, ma il giorno in cui i transattivisti capiranno che non hanno il diritto di “cisgenderare” nessuno, le cose inizieranno ad andare meglio. Qui c’è la gara a chi fa più dispetti alla controparte. Una gara che è impossibile vincere, a meno di desiderare il conflitto fisico, e allora tanto vale dirlo subito invece di girarci attorno.

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  2. PS. Ho studiato chimica organica anche perché è quanto di più lontano possa esserci da una sovrastruttura. Però facciamo ottimo color amaranto.

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    1. Purtroppo per te, l’amaranto è solo una costruzione sociale. Quindi è impossibile dire che sia ottimo senza fare riferimento a Discorsi del Potere: norme, regole, standard, leggi. (Mi spiace, sono le regole che avete introdotto voi, lo so che non hanno senso, ma… mi adeguo).

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