Parliamo di intersessualità

Sotto al mio post relativo al mio ultimo intervento sul mio blog è apparso questo commento (di chi, non è importante, e se vi importa basta andare al post per saperlo) da parte di una esponente queer:

 

Il punto è che i sessi biologici nn sono due, ma la varietà umana si presenta anche in questo in realtà con un continuum, come testimoniano le persone intersex. Oddio, ma forse no, forse gli intersex non esistono 😅“:

Lo commento perché mi pare un esempio tipico di come l’argomentare queer proceda solo per accumulo di dogmi, presentati come verità autoevidenti e assodate, quando non lo sono minimamente.

 


Primo, i sessi biologici sono solo due, e la varietà umana nei (non “dei”, ma “nei”) sessi non si presenta affatto in un continuum. Ecco una definizione del concetto di continuum da un dizionario (quello online su “Sapere.it”):

 

“1) In psicologia, variabili i cui valori possono essere mutati con degli incrementi infinitesimi; o, in altri termini, nelle quali, dati due valori per quanto vicini, se ne può sempre trovare un terzo intermedio tra i primi due. (…)

2) In sociologia, rapporto di continuità, fra due fatti o situazioni sociali, quando fra questi fatti o situazioni non si può stabilire una polarità assoluta. (…)”.

 

Ebbene, la distribuzione dei caratteri fisici dei sessi (a differenza di quanto accade parlando del genere, nel cui caso il concetto di continuum può avere ragione di esistere) non è “incrementale” ma bimodale, ossia è quella che rappresentata in un grafico appare “a gobbe di cammello”, come nella figura che allego:
distribuzione-bimodale
Distribuzione bimodale. Fonte: Qualitiamo.com

Nel nostro caso, i caratteri fisici si raggruppano in due “picchi” molto accentuati, che comprendono il 99,3% della razza umana, laddove solo uno 0.7% (o dati comunque simili: 1%, 1,5% a seconda di come si definiscano le varianze) si colloca al di fuori delle due “mode”. Se vi fa piacere chiamare “bimodale” anziché “binaria” la realtà del sesso umano fate pure, ma al solito stiamo solo pasticciando con le parole per il gusto di creare linguaggi da iniziati, ma i dati non cambiano.

Resta il fatto (che è una realtà, come la pioggia) che nella riproduzione sessuale umana non funziona nessuna “varianza” rispetto alle sole due “bimodali”. O sono riconducibili, nonostante le anomalie, alle due esistenti, o sono sterili. Potete giudicarlo ingiusto, però l’evoluzione non è né giusta né razionale né “intelligente”. È al contrario cieca e bruta, e agisce sbrigativamente, per mezzo dell’eliminazione fisica dal pool genetico delle varianti non utili alla sopravvivenza della specie.

Secondo, “le persone intersex” non testimoniano un bel nulla, anzi, semmai testimoniano l’esatto inverso di quello che sostiene questo commento. Le persone intersessuali sono infatti maschi e femmine, sia pure maschi e femmine nati e nate con anomalie fisiche tali da comportare problemi fisici anche molto seri (una percentuale molto rilevante delle persone “intersessuali” è infertile, alcune condizioni possono causare tumori, gli ormoni regolano la densità delle ossa quindi gli scompensi ghiandolari possono creare osteoporosi anche in tenera età… e così via).
Le persone intersex“, ossia non le persone queer non intersessuali (che, esattamente come nel caso delle persone trans, si sono messe a parlare a nome loro senza chiederne il consenso) stanno combattendo da anni per non essere messe a tacere da un’ideologia sociale che, sotto varie forme, ivi incluso il culto queer, vuol negare loro il diritto ad essere maschi e femmine come chiunque altro.
Eppure una donna nata con “sindrome da insensibilità agli androgeni” (Sindrome di Morris), pur avendo cromosomi XY, è stata registrata come femmina alla nascita in quanto avente un corpo femminile sviluppatosi sotto effetto dei soli estrogeni, nonostante abbia un corredo cromosomico maschile (e quindi assenza di apparato riproduttivo interno femminile). È stata allevata come donna, è considerata donna da tutti, e nella gran maggioranza dei casi ha un’identità di genere femminile, per niente “trans”. Insomma: per la società è una donna, lei stessa si considera una donna, però il culto queer nega che lei sia una donna, perché ha bisogno a tutti i costi di “casi umani intermedi” per strologare sulla presunta esistenza di un “continuum“.
La persona intersessuale “dimostra” insomma esattamente l’opposto di quanto sopra affermato rivendicando il diritto, ripeto, il diritto, a definirsi pienamente donna o uomo, e non un fantasma privo di un “vero” sesso, che fluttua nello spazio vuoto fra le due gobbe del grafico. 

Della lotta delle persone intersessuali per veder rispettato il loro diritto a non essere espulse dai due sessi per bizzarri motivi ideologici, potete leggere i pungenti e documentati profili twitter (purtroppo solo in inglese) di @Mrkhtake2 e di @FondOfBeetles, che hanno entrambe una formazione scientifica, e sono intersessuali. Ho imparato moltissimo seguendoli.
Un’organizzazione italiana di persone intersessuali (e non, queer autoproclamatisi loro veri paladini) è la OII ( http//oii-italia.org/ – anche su twitter: @OII_Italia) di cui ovviamente non avrete mai sentito parlare, perché se si nomina l’intersessualità sono sempre i queer non intersessuali a parlare.
Alessandro Comeni (radicale di “Certi Diritti”) e Sabina Zagari sono i due nomi di questa organizzazione su cui vale la pena di googolare per saperne di più. (Della Zagari ho avuto modo di parlare in un mio intervento in cui commentavo un articolo di giornale che, raccontando di lei, dimostrava che la giornalista non aveva capito un bel nulla della sua condizione).
Fra i motivi di urto fra realtà intersessuale e realtà queer si aggiunga infine la grave diatriba sugli interventi medici sui bambini.
La militanza intersessuale, tutta, compattamente, senza eccezioni, chiede che nessun intervento medico non necessario per la sopravvivenza fisica (esempio: neonato nato senza lo sbocco dell’uretra) o per lo sviluppo fisico in quanto tale (esempio: carenze ormonali) venga compiuto su minori. Neppure se il minore “dà il consenso”.
Occorre infatti essere pienamente adulti per comprendere cosa implichino interventi chirurgici che spesso comportano la privazione completa della sessualità solo per avere un “aspetto fisico giusto“. In passato si sono registrati casi allucinanti, come bambine nate con la sopra citata “sindrome di Morris”, operate per dare loro ai loro organi sessuali un “aspetto” maschile, privo però di funzionalità sessuale, solo perché l’aspetto fosse conforme ai cromosomi!
È facile immaginare come ciò (non) si possa conciliare con le crescenti pressioni provenienti dal culto trans per sottoporre i bambini e le bambine “non conformi al genere” a interventi medici quanto prima possibile (tanto prima, quanto meglio!) solo perché l’aspetto sia conforme all’identità di genere!
Insomma, qui le richieste dei due movimenti, lungi da portare l’una conferma all’altro, sono in diretta contrapposizione.

Terzo, l’accusa mossami di “negare” l’esistenza delle persone intersessuali solo perché non intendo sfruttare la loro realtà per i fini della Chiesa queer, è tipica di quella religione, ed ha senso solo nelle sue credenze religiose.
Il ragionamento per cui, “o le cose sono come le descriviamo noi, oppure non sono“, è infatti tipicamente queer, perché per il nominalismo queer, le parole creano i fenomeni.
Per un materialista come me, invece, le parole si limitano a indicare, etichettare i fenomeni. Dunque un fenomeno può benissimo esistere anche se io lo denomino in modo “sbagliato”. Al contrario, per il nominalismo queer ogni denominazione “sbagliata” nega il diritto a esistere della cosa denominata, in quanto la elimina dal numero delle cose esistenti. Nomina nuda tenemus.

 

Lo dimostra anche l’accusa, mossami nei commenti degli altri esponenti dello stesso culto che potete leggere nello stesso post, di pensare che le persone transessuali non esistono. Considerato quanto fitto sia il mio dibattito con le persone transessuali, visti i miei recenti scambi di idee con esponenti del “Coordinamento attivisti transessuali lombardi“, questa accusa sarebbe semplicemente ridicola, se non fosse pure grave per quanto svela della pretesa dei cisgender queer di essere loro, e non gli/le attivisti/e trans, i “veri” rappresentanti delle persone trans* e dei loro interessi.

Per finire, è stato detto (altrove) che il mio intervento fosse un “assist” per intralciare la candidatura di Daniela Tomasino e favorire la corsa del suo avversario per il trono di presidente di Arcigay. Peccato che, nello stesso giorno in cui ho pubblicato il post sul mio blog, io abbia pubblicato anche un altro post su Facebook  in cui spiegavo come le posizioni di Fabrizio Marrazzo (grande elettore della cordata avversa) facciano parte di quell’involuzione di Arcigay che mi ha costretto ad abbandonare la militanza in tale associazione.
Se questo è un “appoggio”, allora il fantastico mondo dei queer, ammuffito nelle sue torri d’avorio accademiche dalle finestre sprangate alla realtà, ha bisogno che gli si spieghino con urgenza due o tre cose sulla vita… e soprattutto sulla politica.

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5 pensieri su “Parliamo di intersessualità

  1. “Le persone intersessuali sono infatti maschi e femmine, sia pure maschi e femmine nati e nate con anomalie fisiche (…)”.
    Un persona intersessuale è per definizione né maschio né femmina (solo per la legge di molti paesi è così). Essendo le caratteristiche sessuali primarie non coincidenti con una delle due forme sessuali, un intersessuali non può rientarare in una delle due categorie, ma appunto in quella dell’intersessuale, cioé quella del mix delle caratteristiche sessuali primarie.

    La decisione di attribuire un sesso ad un neonato intersessuale dipende da quale tipologia di intersessualità si manifesta alla sua nascita. E a monte di tutto ciò c’è il gender. Dai tempi di Money (e ancora oggi, tu hai parlato del caso del neonato con sindrome da insensibilità agli androgeni) il sesso di un intersessuale è deciso dal “migliore genere di crescita”. Se un gruppo di intersessuali – quello della sindrome da insensibilità agli androgeni, ad esempio – vive meglio la propria vita con un’identità did genere femminile, allora si procede ad attribuire il sesso femminile ad un neonato con questa sindrome e poi a socializzarlo nel genere femminile.

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    1. Ti faccio notare che nel caso della sindrome di Morris a volte il “vero” sesso viene scoperto solo alla pubertà, quando si fanno controlli per capire perché le mestruazioni non arrivano. Qui l’assegnazione non era stato un atto coscientemente arbitrario, si era proprio “scambiata” una cosa con l’altra.

      I casi di genitali talmente malformati da rendere impossibile giudicare sulla base del loro aspetto esistono, e dovrebbero essere quelli i soli casi a cui ci riferiamo parlando di intersessualità. Purtroppo il genio queer ha allargato talmente la definizione che ormai anche un semplice caso di ipospadia (che è il caso un maschio XY regolare, ma con una malformazione dello sbocco dell’uretra) finisce nel calderone dell’intersessualità.
      A questo punto per capirci occorre forse definire prima cosa intendiamo col termine. A seconda di quale definizione si dà, il numero di persone intersessuali varierà anche di dieci volte.
      Nel mio pezzo ho preso la definizione larga, che si usa nel dibattito politico, di solito. Tu qui hai usato quella ristretta, ed anche più esatta. Quindi i nostri discorsi si riferiscono a due campioni di persone distinti.
      Sono certo che ammetterai anche tu che sia folle definire “di sesso incerto” un maschietto nato con ipospadia. Il suo sesso di nascita è certissimo. Ci sono dei problemi per urinare e per eiaculare, ma è una questione che non riguarda la sua appartenenza al sesso maschile. Altrimenti anche chi nasce con un testicolo solo, o con tre, diventa “intersessuale”, e a questo punto il termine cessa di avere qualsiasi significato che abbia una qualsiasi utilità medico-diagnostica.

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      1. “Purtroppo il genio queer ha allargato talmente la definizione che ormai anche un semplice caso di ipospadia (che è il caso un maschio XY regolare, ma con una malformazione dello sbocco dell’uretra) finisce nel calderone dell’intersessualità.”

        La confusione la facevano pure gli endocrinologi americani, quindi nulla di nuovo.

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