Contro il fanatismo queer

Il 18 marzo 2019 una utente di Twitter donava al mondo questa importante pepita d’oro di pensiero transqueer:

lesbiana
Se una lesbica non si sente a suo agio con un pene, ripeto: soffre di un problema serio, che dovrebbe trattare con un professionista“.

In parole povere, se una lesbica non vuole andare a letto con una donna transgender “solo” (!) perché ha il pene, dovrebbe farsi curare! (Qualcuno vede differenze con quanto sostenuto dagli adepti delle “teorie riparative“?).

Il 21 marzo 2019, sempre su Twitter, appare quest’altro disvelamento della Verità:

21 marzo.jpg

La distinzione fra maschio e femmina che lei afferma essere enfatizzata da tutte le femministe “Critiche del Genere”, è un mito del colonialismo bianco, non è neppure biologicamente accurata, e certamente riflette unicamente gli ultimi 300 anni di cultura europea. Non è femminismo.

(E visto che chi lo scrive è un maschio, è carino che così tanti maschi siano tanto ansiosi d’insegnare alle femmine cosa sia il “vero” femminismo!).

Gli ha risposto una femminista messicana con un divertente thread, che dimostra come le popolazioni messicane precolombiane non abbiano avuto il minimo bisogno di farsi insegnare dai bianchi la differenza tra maschi e femmine, e come semmai sia il mito della “imposizione coloniale” della differenza sessuale a configurarsi come uno smaccato atto d’imperialismo culturale, con cui gli accademici anglosassoni pretendono oggi d’insegnare al resto del mondo come pensare e cosa pensare sul sesso e sul genere.


Qualcuno mi ha chiesto come sia stato possibile arrivare a formulazioni teoriche che si spiegano meglio con la psichiatria che con la logica. Davvero coloro che le sostengono non si rendono conto di scavare un fossato tra sé e il resto del mondo?
La risposta è: per colpa del rifiuto ideologico e preconcetto di accettare un dibattito con chiunque la pensi diversamente. I teorici queer vivono tutti in una camera d’eco sigillata al mondo esterno, in cui si rafforzano dandosi ragione a vicenda e torto a chiunque metta in dubbio i loro dogmi. Ciò è molto gratificante, certo, però così facendo diventa impossibile correggere la traiettoria delle loro tesi quando prende una direzione palesemente demenziale. (Cosa che ultimamente sta succedendo sempre più spesso).
Ecco un paio d’esempi (ma se ne potrebbero citare a decine) del rifiuto preconcetto di discutere le proprie idee con chiunque, tratti dalla cronaca recente.
Rachel McKinnon è la ciclista transgender salita alle cronache per avere vinto un titolo mondiale di ciclismo femminile. Molte donne hanno obiettato che non è corretto che chi ha un corpo maschile partecipi a competizioni sportive femminili, però McKinnon ha rifiutato di prender parte a qualsiasi dibattito con loro scrivendo:
IMG_20190308_092311
Non parteciperò mai a una tavola rotonda che le prenda sul serio ed offra loro spazio per esprimersi.
Vi aspettereste che una persona nera “dibatta” attivamente sui diritti civili con un appartenente al Ku Klux Klan?
No.
Io sono biologicamente donna.
L’ultima frase è particolarmente interessante, dato che specifica la condizione che McKinnon pone per dibattere: che chi discute con lei le dia preventivamente ragione. Un’idea molto originale di “dibattito”.

Questa posizione è stata articolata in maggior dettaglio in uno scambio di messaggi su Twitter in merito all’opportunità di sottoporre i bambini “non conformi al genere” a trattamenti chimico-ormonali prima della maggiore età. Specie in considerazione del fatto che non esistono studi sugli effetti a lungo termine di queste sostanze (anzi, sono in corso azioni legali per i danni collaterali che avrebbero già causato in passato), e del fatto che le autorità mediche non ne hanno mai autorizzato l’utilizzo per quel tipo d’uso (i trattamenti avvengono infatti con la clausola del trattamento “compassionevole”, vale a dire che sono sperimentazioni, e che i bambini sono cavie).

Bella Witch, attivista trans, ha comunicato il 27 febbraio  2019 che:

(…) La società vuole decidere sui sentimenti delle persone, e discutere sul diritto a possedere la chimica del cervello che hanno [allusione al mito del cosiddetto “cervello trans”, che impazza fra gli attivisti transqueer, N.d.R.].
Non c’è niente da dibattere, c’è solo travisamento, che sta facendo danni, e continuerà a far danni fino a quando i diritti dei bambini e delle persone trans saranno messi pubblicamente in discussione, soprattutto da persone che non hanno assolutamente alcun coinvolgimento personale con le persone trans.
Il dibattito non verte sull’aver cura, verte sul controllo.
Imponendo la pubertà a bambini che non sono sicuri della loro identità, voi li state costringendo a convivere con cambiamenti veramente duraturi, che solo una chirurgia estesa ed invasiva può correggere.
Per quanto mi riguarda, qui non c’è nulla da dibattere. C’è solo il fatto che le persone trans esistono e sono più visibili, e quindi i bambini hanno meno paura di manifestare la loro disforia di genere, perché pensano che troveranno sostegno. E questi “dibattiti” minano in loro le loro emozioni, e negano loro il diritto di vivere quanto più felicemente possibile nelle loro vite future.
In altre parole, quali che siano le vostre intenzioni, sono tossiche. (…)

Come tipico dei ragionamenti queer, questa perorazione è una sfilza di non sequitur. Anche dando per scontato che tutti i problemi elencati da Bella Witch siano reali (e alcuni in effetti lo sono), resta da capire chi, quando e come abbia deciso, e in base a quali dati, che la “cura” a tali problemi consista nel somministrare sostanze tossiche, che hanno conseguenze fisiche permanenti (uno dei medicinali usati per bloccare la pubertà è stato usato fin qui per castrare chimicamente i delinquenti sessuali, inoltre causa osteoporosi e danneggia i reni).
Perché questa soluzione e non altre? Chi l’ha scelta? Sulla base di quale dibattito precedente? O forse i bambini vengono usati come cavie per una sperimentazione che non è mai stata discussa e soppesata da nessuno?
Resta pure da capire chi, dove e come abbia studiato gli effetti a lungo termine di queste sostanze (che sono “tossiche” in senso fisico), visto che la letteratura medica ripete che non esistono ricerche affidabili sull’argomento.
Eppure, secondo Witch, “qui non c’è nulla da dibattere“.


Tutto ciò è inquietante, perché l’assenza di dibattito rischia di danneggiare doppiamente proprio le persone trans: prima in quanto cavie d’un esperimento che non si capisce chi abbia deciso, e poi in quanto vittime d’una prassi politica che vuole rendere impossibile il dibattito, e soprattutto il non-conformismo.

Come sottolinea il 26 marzo 2019 “Rose of Dawn”, una donna trans contraria agli interventi irreversibili sulle persone minorenni, Rose of dawn.pngChe la comunità trans voglia il controllo poliziesco delle opinioni altrui dovrebbe terrorizzare tutti. Perfino loro.
Perché stanno creando un precedente per quando inevitabilmente <prima o poi> la palla passerà all’avversario
“.


Ogni volta che pubblico queste perle dalla Rete c’è qualcuno che pensa che me le sia inventate io, o che io mi vada a scegliere a bella posta persone che delirano in qualche angolo, inascoltate da tutti.
Purtroppo non è così: ad esempio sull’inesistenza del diritto all’orientamento sessuale esiste ormai una letteratura di dimensioni mostruose: basta sapere cosa cercare (nel nostro caso la parola in codice è “Cotton ceiling) e si scopre che l’esternazione della ragazza transqueer che si esprime in spagnolo è solo un episodio fra migliaia.

Il problema qui si pone non perché le tesi transqueer siano particolarmente pazze per un movimento che ha sempre vantato una “ala psichiatrica” (le tesi di Mario Mieli sul “divino e diabolico comunismo” basato sulla pratica della schizofrenia non erano esattamente una botta di sanità mentale!), ma perché il movimento transqueer si è costituito come culto ateo, nel quale le tesi sono dogmi che vanno accettati come sono, senza discussione, prendere o lasciare.
Qualsiasi critica della fondatezza di tali tesi costituisce “transfobia” o “omofobia“, e la cosa più divertente di tutte (se non fosse tragica) è che l’idea stessa che sia possibile sottoporre a critiche tali tesi è bollata come transfobica. Nessun dibattito è necessario, nessun dibattito è possibile.
Il culto transqueer ritiene di possedere già tutte le verità definitive, e non è possibile né migliorarle né aggiornarle. La sola cosa che si può fare è essere o pro o contro queste tesi.

Al che io ho già scelto, e da anni: contro, fino alla loro definitiva sepoltura.


 

2017 11 10 - Satira - Is hormone therapy in childen safe
Meme satirico contro la somministrazione di ormoni ai bambini: “La terapia ormonale è sicura? Trattamento ormonale nelle mucche: no. Trattamento ormonale nei bambini: sì. Pur essendo proibita per legge per il bestiame, la terapia ormonale per i bambini è totalmente sicura“.

2 pensieri su “Contro il fanatismo queer

  1. Entro nel dibattito sull’uso di farmaci per il blocco della pubertà nei minori. Come ho già avuto modo di dire il nostro diritto (articolo 97 codice penale) riconosce che i minori fra i 14 e i 18 anni possono avere capacità di intendere e di volere : ciò può renderli imputabili nel caso commettano reati. La Lega sembra intenzionata addirittura ad abbassare l’età di imputabilità da 14 a 12 anni ! Insomma i ragazzi sopra i 14 anni hanno già alcuni dei doveri più importanti della cittadinanza e negargli del tutto la possibilità di scegliere una terapia medica nel caso di disforia di genere persistente non mi sembra lecito.I vincoli dovrebbero essere più rigidi che negli adulti ma su questo si può e deve discutere. Modificare le leggi per rendere più facile la vita ai trans non medicalizzati potrebbe infine essere molto utile a tutti i minori con disforia di genere .

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